lunedì 4 marzo 2013

la dolina celtica di Basovizza

La cosiddetta "dolina celtica" di Basovizza è non solo uno dei luoghi più affascinanti del Carso, ma anche uno dei più misteriosi; tanto da aver generato un vero florilegio di ipotesi sulla sua origine, ed una suggestiva leggenda.

La si trova nel bosco, a sinistra della strada sterrata che da Basovizza conduce a Sesana:


Visualizza Carso segreto in una mappa di dimensioni maggiori

La dolina, profonda circa 6 metri, ha una forma triangolare; lungo il lato sud un muro massiccio sostiene un ripiano artificiale, sotto il quale si apre una cavità, una cameretta circolare, a cui si accede per un corridoio con il soffitto di grandi lastre calcaree
Gli altri due lati della dolina sono costituiti da gradoni, costituiti da massi megalitici e con un riempimento caotico di pietrame. I gradoni verso nord-est sono meglio conservati, mentre gli altri (forse incompiuti) sono parzialmente crollati.
Un'altra stanza ipogea, dotata di due piccole finestre e con il soffitto a falsa cupola, si trova lungo una delle gradinate.
Un elemento curioso sono una serie di rozze steli, parzialmente scolpite: sorta di piccoli menhir, originariamente distribuiti lungo tutti i gradoni e sul ripiano artificiale; oggi molti sono crollati ed altri purtroppo, nel corso del tempo asportati. La sommità di queste steli è a forcella, come a servire da sostegno per una balaustra.
Fino agli inizi del '900 tutta la costruzione era circondata da un massiccio muro di pietra, dotato di un unico ingresso. Questo muro fu demolito per ricavarne materiale per le dighe foranee del Punto Franco Nuovo.
Certamente non si tratta di una delle normali doline, spietrate ed attrezzate con gradoni a fini agricoli: non pare che la dolina sia mai stata coltivata, e le ridotte dimensioni non avrebbero mai giustificato un tale lavoro (alcuni dei massi impiegati nella costruzione pesano più di 2 tonnellate!)
Saggi di scavi archeologici non hanno fornito risultati significativi: nell'ipogeo inferiore sono stati trovati alcuni cocci romani e protostorici, la cui origine non è però determinabile con certezza.
Questa costruzione viene citata per la prima volta nel 1630, in un documento (1) relativo alle confinazioni tra il territorio di Trieste e la contea di Schwarzenegg di Benvenuto Petazzi; tra i riferimenti di confine, viene citata una "vale o Dolina nella quale dicessi già stato un Cortile dei Misteri."
Quindi, già allora l'origine e la finalità di tale costruzione erano sconosciute... anche se il nome "Cortile dei Misteri" potrebbe darci un indizio.
Come prevedibile, una ridda di ipotesi sono state formulate per spiegare l'origine di questo complesso; andrò  qui ad elencarle sinteticamente, senza preoccuparmi di confutarle (anche perché, date le premesse, anche la più inverosimile di tali ipotesi è comunque legittima).

Tempio celtico al dio Cernunnos

Vi è chi vi vede un tempio celtico dedicato al dio celtico Cernunnos (in questa zona dal IV sec. a.C. erano insediati i Carni, una tribù di lingua e cultura celtica); effettivamente l'ipogeo sarebbe abbastanza simile alle tombe dolmeniche, se non fosse per la copertura a volta...

Tribunale celtico

Vi è chi, sempre rifacendosi alla cultura celtica, vi ha riconosciuto un tribunale; lascio che questa teoria venga esposta da Sergio in questo bel filmato, che presenta la "dolina celtica" nella suggestione invernale:



Sede dei Bogomili

E' detta anche "Dolina dei Bogomili", per delle similitudini architettoniche con siti archeologici della Bosnia-Erzegovina riconducibili all'eresia bogomila.
Il Bogomilismo fu una setta eretica cristiana, che nacque nel X secolo come derivazione dalla setta affine dei pauliciani; si sviluppò nel XIII secolo anche in Serbia e Bosnia, e successivamente influenzò la nascita del movimento dei catari.
Sono molto labili gli indizi che potrebbero legare questo dolina al bogomilismo; però non è inverosimile ipotizzare che, nella migrazione dalla Bosnia verso l'Occitania, un gruppo di Bogomili si sia fermato nelle nostre zone...

Teatro Istriota

La struttura della costruzione ricorda proprio quella di un teatro; inoltre nei pressi si trovava un serraglio, luogo di mercato del bestiame, e quindi tradizionale punto d'incontro.
Poiché questa teoria non riuscirebbe a dare una collocazione precisa nel tempo all'edificazione di questo teatro, e poiché lo stesso sembra del tutto alieno alla popolazione autoctona slovena, fu attribuito a genti istriane, che sarebbero giunte periodicamente nel luogo proprio per i commerci di bestiame.
Io peraltro osservo che l'ipotesi che si tratti d un teatro è suffragata anche dal nome "Cortile dei Misteri" attribuitogli nel 1630.  Infatti a partire dal XV sec. il "mistero" era una rappresentazione del teatro popolare a carattere religioso.

La leggenda di Sterpacevo

Secondo una leggenda, tutto il complesso fu eretto in pochi mesi da un contadino dalla forza erculea, per nascondere il tesoro del suo padrone.
Si tratta di una bellissima leggenda, che mi riservo di narrare con più dovizia di dettagli in un prossimo post.


Postazione di artiglieria austro-ungarica

Citerò per ultima l'ipotesi più inverosimile; e poiché, nella sua inverosimiglianza, è contemporaneamente anche quella formulata dalla fonte più autorevole, è l'unica che mi prenderò la briga di confutare.
Alla fine degli anni '70 la locale Sovrintendenza liquidò la costruzione classificandola come postazione di artiglieria dell'esercito Austro-Ungarico, costruita nel 1915 per iniziativa di un capitano ungherese, che avrebbe fatto trasportare il materiale necessario  fin dalle cave di Monrupino.
Perché inverosimile? Per diversi motivi...
Intanto, anche a non voler prestar fede al documento del 1630, esistono testimonianze della sua esistenza già nei primissimi anni del '900 (ricordo che il muro circostante proprio in quegli anni fu demolito per recuperare il materiale per la costruzione delle dighe foranee); quindi, non può esser stata costruita nel 1915.
Poi perché, con quella forma, non avrebbe potuto essere che una postazione per un mortaio di grosso calibro. La costruzione di queste postazioni non era casuale, ma dettata da ben rigorosi principi ingegneristici; di postazioni del genere ce ne sono diverse lungo le pendici dell'Hermada, alcune molto ben conservate; e chiunque si prenda la briga di confrontarle, non potrà non rendersi conto che sono del tutto differenti.
Intanto mancano alcune strutture indispensabili ad una postazione di artiglieria (ad esempio, il bunker con l'ingresso a meandro per proteggere i serventi durante lo sparo).
Poi, per la costruzione di queste postazioni veniva sempre fatto un certo uso di calcestruzzo - magari limitato (era un prodotto costoso e di limitata di disponibilità), ma ad esempio nelle file superiori dei conci veniva usato sempre, per solidarizzarli maggiormente. Il calcestruzzo è invece del tutto assente a Basovizza.
Non si comprende poi perché avrebbero dovuto far arrivare fin da Monrupino rocce di quella dimensione, quando il medesimo risultato si sarebbe potuto ottenere con pietrame di pezzatura ben inferiore (come peraltro, sempre dagli austro-ungarici, è stato fatto proprio alle pendici dell'Hermada).  
Pare mancare poi la rampa di accesso, indispensabile per porre in batteria un pezzo di artiglieria di grosso calibro.
Appare quindi veramente strano che la Sovrintendenza abbia voluto far propria un'ipotesi così bizzarra.


Per approfondire:
  • Dante Cannarella, "Leggende del Carso Triestino", Ed. Italo Svevo, Trieste 2004
  • Dario Marini, "Leggende, dicerie, miti e misteri del Carso", Gruppo Speleologico Flondar, Duino-Aurisina 2004
Note:

(1) - " Laudo per confini fra Trieste e Schwarzenegg", 1632







venerdì 22 febbraio 2013

sogno

Se hai fantasia e la mente pura, un organo dalle canne di ghiaccio in una cattedrale di roccia ti farà sentire una soave melodia. 

 

mercoledì 7 novembre 2012

Le grotte del Carso: tesori da svelare


La manifestazione “Le Grotte del Carso: tesori da svelare”, organizzata dalla Federazione Speleologica Triestina, con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia – Assessorato al Turismo, tesa alla promozione turistico-didattica, avrà luogo a Trieste, presso la sede del MIB School of Management (Palazzo del Ferdinandeo) ed aree adiacenti, in Largo Caduti di Nassiriya 1, nel periodo compreso fra giovedì 8 e domenica 11 novembre 2012. Scopo dell’iniziativa è quello di divulgare la speleologia e l’ambiente carsico in ogni suo aspetto ed è rivolto principalmente alle scuole di ogni ordine e grado del nostro territorio, ma anche ai gruppi sportivi, culturali ed alla cittadinanza, nonché agli speleologi di tutta Italia e d’oltre confine. 
La partecipazione è aperta a tutti i portatori d’interesse che operano nei settori della divulgazione speleologica e della didattica ambientale al fine di una più attenta e rispettosa gestione del patrimonio carsico. Nei giorni della manifestazione verranno organizzati:

  • Una tavola rotonda su presente e futuro della didattica speleologica
  • Escursioni speleologiche a tutti i livelli;
  • Mostre fotografiche riguardanti la didattica;
  • Proiezioni video e filamti in 3D inerenti le Grotte;
  • Dimostrazioni e prove delle tecniche di progressione su sola corda e simulazione.

“Le grotte del Carso, Tesori da svelare”

Speleologia, Scuole e Turismo
Tale evento vuole essere una vetrina proposta a tutti coloro che non conoscono la speleologia e che, inqualche modo, hanno la voglia e la curiosità di avvicinarsi a quel meraviglioso mondo delle grotte che fa parteintegrante del territorio così vicino a casa nostra. La stessa parola “Carso” ci suggerisce che lo studio delcarsismo e quindi della stessa speleologia ha avuto i suoi natali proprio nelle nostre terre.Lo scopo è di cercare di coinvolgere il più possibile tutti i partecipanti che potranno visionare proiezioni di immagini in 3D del Team “La Salle” che danno la magica sensazione di essere veramente all’interno di una grotta e di poter quasi toccare i meravigliosi gioielli in essa contenuti. Gli  amici  della  Federazione  Speleologica  Triestina  saranno  presenti  per  mostrare  ed  insegnare,  a chiunque ne fosse interessato, le tecniche che si usano per la progressione in sola corda e  scaletta superleggera sulla struttura che verrà allestita anche per la  “Gara di Risalita Speleo” a categorie che si svolgerà sabato pomeriggio e sarà aperta a tutti.

Ci sarà anche a disposizione “l’Anaconda”, una struttura di circa 60 metri di sviluppo per provare la sensazione di essere all’interno di una vera grotta con passaggi bassi, strettoie, ecc. E poi ancora esposizioni di foto, rilievi, materiali, il tutto all’interno di una tensostruttura di 300 mq allestita nell’adiacente Parco urbano Farneto.

Calendario della manifestazione:


Giovedì 8 novembre
– Ore 09.30 – apertura degli “info point natura” presso l’adiacente tensostruttura (parco urbano Farneto)
– Ore 09.30 – apertura delle mostre fotografiche nella nuova sala esposizioni del comprensorio del MIB
– Ore 09.30 – videoproiezione in 3D nel Salone Storico del Palazzo del Ferdinandeo
– Ore 09.30 – proiezioni video dell’archivio dell’Associazione Monte Analogo nelle sale multimediali
– Ore 09.30 – prove di risalita su corda speleologica per ragazzi e simulazione di passaggi in grotta
– Ore 11.00 – presentazione della manifestazione presso il Salone Storico dell’Assessore Federica Seganti
– Ore 11.00 – presentazione e consegna del Prontuario di Speleologia e Natura
– Ore 11.00 – inaugurazione “anno speleologico” in occasione del 150° del Club Alpino Italiano
– Ore 11.10 – tavolo tecnico con il titolo“Il Carso fa scuola” presso il Salone Storico
– Ore 13.00 – rinfresco offerto dalla Federazione Speleologica Triestina
– Ore 14.00 – apertura della segreteria per informazioni e prenotazioni delle visite alle grotte
– Ore 15.30 – videoproiezione in 3D nel Salone Storico del Palazzo del Ferdinandeo
– Ore 17.30 – videoproiezione in 3D nel Salone Storico del Palazzo del Ferdinandeo
– Ore 19.00 – per finire la lez

venerdì 9 novembre
– Ore 09.30 – apertura degli “info point natura” presso l’adiacente tensostruttura (parco urbano Farneto)
– Ore 09.30 – apertura delle mostre fotografiche nella nuova sala esposizioni del comprensorio del MIB
– Ore 09.30 – videoproiezione in 3D nel Salone Storico del Palazzo del Ferdinandeo
– Ore 09.30 – proiezioni video dell’archivio dell’Associazione Monte Analogo nelle sale multimediali
– Ore 09.30 – prove di risalita su corda speleologica per ragazzi e simulazione di passaggi in grotta
– Ore 11.00 – videoproiezione in 3D nel Salone Storico del Palazzo del Ferdinandeo
– Ore 14.00 – apertura della segreteria per informazioni e prenotazioni delle visite alle grotte
– Ore 15.30 – videoproiezione in 3D nel Salone Storico del Palazzo del Ferdinandeo
– Ore 17.30 – videoproiezione in 3D nel Salone Storico del Palazzo del Ferdinandeo
– Ore 19.00 – per finire la lezione-proiezione “Il Carso dai tropici alle grotte” tenuta Thomas De Marchi
e Fulvio Forti (per tutti – ingresso libero)

Sabato 10 novembre
– Ore 09.30 – apertura degli “info point natura” presso l’adiacente tensostruttura (parco urbano Farneto)
– Ore 09.30 – apertura delle mostre fotografiche nella nuova sala esposizioni del comprensorio del MIB
– Ore 09.30 – videoproiezione in 3D nel Salone Storico del Palazzo del Ferdinandeo
– Ore 09.30 – proiezioni video dell’archivio dell’Associazione Monte Analogo nelle sale multimediali
– Ore 09.30 – prove di risalita su corda speleologica per ragazzi e simulazione di passaggi in grotta
– Ore 14.00 – apertura della segreteria per informazioni e prenotazioni delle visite alle grotte
– Ore 15.30 – videoproiezione in 3D nel Salone Storico del Palazzo del Ferdinandeo
– Ore 17.30 – videoproiezione in 3D nel Salone Storico del Palazzo del Ferdinandeo
– Ore 17.30 –“Gara di Risalita Speleo” in corda sulla distanza di 50 metri 
– Ore 20.30 – Festa Speleo 

Domenica 11 novembre
– Visite alle grotte
– Chiusura della manifestazione  

Si invitano gli insegnanti delle classi interessate a partecipare all’evento, a contattare la segreteria per idettagli organizzativi (orari, turni, ecc.) chiamando Giuliana (333 8389164) o Margherita (338 6416973)

Escursioni:
E ci sarà anche lo spazio per accogliere gli amici speleologi che arriveranno da fuori Trieste e a cui daremo  l’opportunità  di  partecipare  ad  escursioni  organizzate  per  poter  visitare  le  più  caratteristiche  ed affascinanti cavità del nostro Carso, tra le quali:
Grotta Valentina;  per assaporare l’esperienza della visita in uno scenario ipogeo fra i più belli del Carso triestino, in occasione della sua completa illuminazione con luce artificiale.
Abisso di Trebiciano;  questa grotta rappresenta simbolicamente la culla della moderna speleologia mondiale. Il fondo con il fiume sotterraneo Timavo fu qui raggiunto da A. F. Lindner nel 1841 con uno
scavo eccezionale che attraverso 270 metri di pozzi porta ad una gigantesca caverna sul fondo della quale scorre il fiume. La risalita lungo le scale metalliche richiede mediamente 45-55 minuti.
Grotta Noè;  Presso Aurisina, con un percorso a piedi di qualche decina di minuti, si apre un pozzo  spettacolare di 60 metri che porta ad una bellissima cavità. La discesa in corda vale da sola la visita. Fantastica la visione del pozzo dal fondo verso la superficie.– Grotta Impossibile; La costruzione della nuova viabilità ha consegnato agli speleologi una sorpresa
insospettabile: enormi gallerie portano ad una gigantesca caverna in prossimità del bordo del Carso, dove questo incontra la formazione del flysch. Per non interrompere la viabilità internazionale della galleria  e  per  ragioni  di  sicurezza  si  entra  in  questa  grotta  dall’apertura  artificiale  di  Basovizza (inizialmente attrezzata, poi discesa in corda di 30 metri sul cavernone finale).
Grotta Savi; Sulle alte pareti del versante destro della Val Rosandra si è aperta, dopo lunghi scavi, una cavità che stupirà gli amanti delle concrezioni e della bellezza in genere. Accessibile a tutti, sarà a disposizione di un numero limitato di visitatori, suddivisi a turno.
Grotta di Padriciano – 12VG;  dalle numerose sigle e date scritte in alcuni tratti della grotta si rileva che le prime ricognizioni risalgono agli inizi dell’800, ma si ignora quando venne raggiunto il fondo della cavità , che fu forse toccato da Lindner o Svetina attorno al 1839. La prima parte è visitabile anche dai “non addetti ai lavori”, mentre per arrivare sul fondo bisogna conoscere le tecniche di progressione su corda.
Grotta Arnaldo Germoni;  Si tratta di una cavità molto complessa ed imponente nella quale si può individuare un ramo principale che si sviluppa con vaste caverne intervallate da brevi salti, scivoli e gallerie; ad esso, si affianca un’estesa diramazione che conduce alla massima profondità della grotta (120m). La cavità è stata attrezzata con scale fisse in ferro e con cavi d’autoassicurazione.

Si raccomanda di prenotarsi con anticipo contattando Giuliana (+39 333 8389164) o Margherita (+39 338 6416973) per poter visitare le grotte interessate.


martedì 6 novembre 2012

il cinghiale - biologia, gestione, prevenzione dei danni



La presidenza della seconda commissione consiliare permanente del Comune di Duino Aurisina organizza due incontri pubblici mirati a fornire informazioni aggiornate e corrette su questa specie in espansione in gran parte dell' Europa: chi è, che ruolo ha nell'ecosistema, quali rischi reali comporta la sua presenza, quali sono le strategie da mettere in atto per ridurre o eliminare gli impatti sull'agricoltura e sulle altre attività umane.

Al primo incontro, programmato per Venerdì 9 novembre 2012 alle ore 18:00 presso la Casa della Pietra Igo Gruden ( Aurisina n. 158) partecipa il dott. Renato Semenzato, esperto in gestione faunistica incaricato dalla Provincia di Gorizia della realizzazione di un modello predittivo per i danni da cinghiale e di interventi per la gestione degli ungulati.

Introduce Maurizio Rozza, presidente della seconda commissione consiliare permanente e componente del Comitato Faunistico della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

venerdì 2 novembre 2012

le "porte di ferro"

Una volta nel rione di San Giovanni circolava una leggenda, a proposito di una grande sorgente d'acqua sovrastante, che era stata chiusa con possenti chiuse d'acciaio per proteggere la zona da devastanti alluvioni.
Un riscontro  storico ce lo da padre Ireneo della Croce:



asseriscono come infallibile ed indubitato che nella Possessione de Signori Bonomi, situata sotto li Monti del Carso, vicino à quello di Starebrech, lontana tre miglia incirca dalla Città verso Levante, fatte dagli Antichi racchiuso l'adito ad un Fiumicello, che da quei Monti impetuosamente sboccava nell'accennata Valle, con triplicate Porte di ferro, framezzate di larghissime e fortissime Muraglie dall'una all'altra; l'ultima delle quali ectendevaii un pezzo dalle parti & indietro per ovviare alle rovine, e rotture, che l'Acqua precipitosa, e furibonda dal cader alto, apportava col suo coniò alla Valle. Prova di ciò è un forte muro fabbricato con Malta ritrovato anni sono ivi vicino dal Signor Canonico Di Giovanni Ustia nella sua Possesione posta sopra l'accennata de Signori Bonomi e contigua a Sassi del Carso mentre nel far scavare alcuni fossi da piantare le Viti fu scoperta dagli Operarj una Muraglia in forma di controscarpa che nel frangerla il vide Zampillare Acqua Onde timoroso ai qualche rovina fè subito rinchiuder il buco e riporre come prima la Terra 
Nel 1835 un tal Giovanni Mosetich ci lascia un'altra testimonianza:
Noi entrammo in un bucco tanto grande quanto occorre per il passaggio di un uomo, in linea dritta e senza discendere noi ci internammo nel monte, noi camminammo a passo a passo da circa un ora ove la via sotterranea forma un gomito, che gira verso levante, e la strada in questa situazione salire all'insù.
Tutta la strada interna si trova bagnata. E l'acqua cadeva da una parte e dall'altra formando dei canaletti laterali. Camminato da circa due ore il sussurro d'acqua si fece tanto grande, che non abbiamo potuto camminare più oltre."
C'è da dire che la "Civica Ispezione Edile" l'anno successivo non riuscì a ritrovare questa fantomatica galleria esplorata dal Mosetich... ma sappiamo bene come sia frequente che una grotta (o, in questo caso, una gelleria) possa decidere di "scomparire" per anni o decenni prima di lasciarsi riscoprire.

La zona è ricchissima di gallerie d'acqua, scavate nel corso del tempo negli strati arenacei proprio per raccogliere e convogliare l'acqua, con opere anche importanti (particolarmente imponenti quelle che costituiscono il capofonte dell'Acquedotto Teresiano), ma pare che questa galleria, come pure la sorgente delle "porte di ferro", magari nel frattempo prosciugatasi, sia stata proprio dimenticata... o magari invece è sempre lì, nascosta appena da un velo di terra in un cespuglio del bosco Marchesetti, che aspetta solo di essere riscoperta...

sabato 27 ottobre 2012

La leggenda del castelliere di Nivize

I resti del castelliere di Nivize sorgono su un colle isolato e suggestivo, oggi nascosto da una fitta boscaglia di roverelle, nel complesso delle alture del Monte Lanaro.
Nivize deriva da Njivize, "piccolo campo", ma il nome che la località aveva in passato era molto più evocativo (e significativo): Ajdovski Grad, "Castello dei pagani".

Secondo la leggenda, su questo colle si ergeva un tempo un maniero, covo di briganti che depredavano i viandanti lungo la strada.
I Conti di Duino reagirono alle rapine, cingendo d'assedio il castello dei briganti, che dopo un lungo assedio fu infine espugnato.
Tutti i difensori furono giustiziati, ed il castello raso al suolo, alla ricerca anche del tesoro accumulato dai briganti nelle loro ruberie. Di tale tesoro non si trovò traccia, e si ipotizzò che fosse stato nascosto in un profondo pozzo naturale, che si apriva all'interno del castello.
Ma nessuno ebbe il coraggio di calarsi in tale pozzo, sicura dimora del diavolo, e gli assedianti rimandarono quindi la ricerca del tesoro.
Però da allora il posto fu infestato dagli spiriti dei briganti, che anche dopo la loro morte difendevano il proprio tesoro, che quindi non fu mai più ritrovato...
Nel XIX secolo il parroco di Aurisina decise di por fine alla maledizione e, nel corso di più e più notti trascorse sul colle, praticò un vero e proprio esorcismo che, infine, ebbe ragione dei fantasmi che lo infestavano, che furono quindi scacciati.
A questo punto cominciarono sul colle le incursioni di anonimi cercatesori, che crivellarono il colle di scavi senza però mai trovare l'agognato tesoro dei briganti ma, al più, qualche coccio di terraglia...

Quel poco che sappiamo della realtà storica della zona è poco meno suggestivo della leggenda.
Quelli interpretati come le rovine del castello dei briganti sono in realtà i resti di un castelliere dell'età del bronzo, al cui interno di apre effettivamente una grotta ("Grotta sul castelliere di Nivize" - 4616VG) che cela più di un interrogativo.

Visualizza Castellieri del Carso in una mappa di dimensioni maggiori

L'ingresso è in parte ostruito da un macigno - il che la accumuna ad altre grotte grotte in prossimità o dentro la cinta di castellieri, quale ad es. la Grotta delle Mosche.


Il primo a scriverne fu Alberto Puschi, nel 1892:
in una piccola grotta di difficile accesso, che giace entro il recinto del castelliere di Nivize presso Repentabor, si rinvenne uno scheletro umano con appresso due bronzi mezzani di Alessandro Severo (222-235) con MARS ULTOR e di Giordano Pio (238-244) con VICTORIA AETERNA
Nel 1965 furono effettuati dalla Società Alpina delle Giulie degli scavi archeologici, nel corso dei quali furono compiuti dei lavori di disostruzione della grotta (come e perché era stata ostruita dopo l'esplorazione del Puschi?)
Durante tali lavori vennero rinvenuti in una nicchia una calotta cranica, un corno di cervo e vari frammenti di un vaso; mentre nel cono detritico alla base del pozzo di accesso furono rinvenuti i resti scheletrici di una ventina di individui, evidentemente gettati dall'alto. In entrambi i casi, i resti risalivano all'età del bronzo e del ferro, ma non venne effettuata nessuna analisi specifica sugli stessi per rispondere alle tante domande che un rinvenimento così singolare poneva: ad esempio, i corpi furono gettati nel pozzo tutti assieme, oppure in un arco di tempo più ampio, come nell'osservanza di un particolare rito di sepoltura.
E poi: quale fu la causa della morte di quegli individui? Si trattò di una sepoltura, di un sacrificio o dell'esecuzione di nemici?
Gli individui erano imparentati fra di loro?

Nel 1984 altri scavi archeologici furono compiuti dalla Associazione XXX Ottobre, che rinvenne questa volta soprattutto resti databili all'epoca romana: una moneta di Licinius Valerianus (253-260 d.C.), un  ago di bronzo, ed un misterioso manufatto: una pallina di terracotta con la superficie costellata di forellini, alla quale non si è riusciti ad assegnare alcuna funzione pratica e che quindi si ipotizza legata a qualche funzione magica.

Oggigiorno la zona è una delle più solitarie ed amene del Carso, degna meta di una bella passeggiata, durante la quale sarà ben difficile resistere alla suggestione creata da un tale intessersi di leggenda ed enigmi storici...