martedì 27 luglio 2010

Gita archeologica a Nabresina – 26 gennaio 1908

Mi sono arrivate le riproduzioni di alcune pagine di appunti inediti di Alberto Puschi.
E chi è Alberto Puschi, chiederete voi?!
Alberto Puschi (Trieste, 13/2/1853 - 9/11/1922) fu dal 1884 al 1919 direttore dell'allora "Museo Civico d'Antichità" di Trieste.
Appassionato archeologo, consigliere della Società di Minerva, redattore de L'Archeografo Triestino, presidente della Società Alpina delle Giulie, consigliere della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria...
Inizialmente si occupò di numismatica, ma presto allargò i suoi interessi all'archeologia, effettando scavi e ricerche in tutto il territorio circostante Trieste ed in Istria.
Svolse numerosi sopralluoghi su molti siti, curandone anche scavi di saggio, con l'intenzione di stendere una mappa archeologica che comprendesse anche tutta l'Istria. Poco si sa della (presumibilmente enorme) massa dei suoi appunti, che non furono mai integralmente pubblicati (B. Benussi ne pubblicò solo un breve sunto su L'Archeografo Triestino nel 1927-1928).
Queste fotocopie che mi sono giunte attarverso un amico sono quindi particolarmente interessanti, e degne di trascrizione.
Una nota: la storia che "con il pennino si scrive con miglior calligrafia" è una leggenda metropolitana. Gli appunti di Puschi (scritti appunto con il pennino, ma con pessima calligrafia) ne sono la riprova. Nella trascrizione vi sono quindi alcune incertezze, che segnalerò.
Comincio dal primo foglio, relativo al resoconto di un "gita archeologica a Nabresina" effettuata dal Puschi il 16 gennaio 1908:
A sin. della strada Nabresina-Sistiana (lungo la quale a detta della mia guida Ronzani (?), addetto alla cava Benvenuto, si trovarono a più riprese oggetti antichi e specialmente pile di pietra), precisamente un chilom. e mezzo circa dall'incrocio di questa colla strada Nabresina-Bivio, venne a luce un tratto di muro romano alto m. 1 e largo 9 (?) e grosso 0,5 a circa 8 m. di profondità dal piano della strada, in direzione circa est-ovest, presso il laboratorio della cava Leopoldo Pertot vicino alla cava Giuch (?). Il muro è fondato su massicciata di scaglie calcaree e di cemento, della quale però non si conosce l'altezza non essendosi continuato lo scavo fino in fondo. L'edificio (laboratorio o tettoia ad uso della cava romana) era circondato a levante e a mezzogiorno fin presso dai corsi della roccia. Il muro a ovest piegava ad angolo retto e continuava forse anche nella direzione di ponente.
Il muro è di buona costruzione solidissima, tanto che oggi sostiene verso nord una massa enorme di materiale.
In fondo, vicino al muro, si trovò la vera di pozzo A, che consiste di un monolite cilindrico, del diam. mass. di m. 0,95, dello spessore di 0,16 e dell'altezza di 0,54. E' alquanto corroso dall'uso, sicchè sarà precipitato coll'altro materiale anziché esser stato fabbricato laggiù per esser poi trasportato altrove.
Si raccolsero inoltre frammenti di fittili, una rozza pila di calcare e molti rottami di embrici romani (che appartenevano probab. al tetto dell'edificio), tra cui uno col bollo: MSICKM...
Nella biblioteca di Nabresina si conservano oltre a vari oggetti anche due frammenti epigrafici, di cui il maggiore trov. a Srednji, il minore in un campo verso Slivno. Ne ha cura il decoratore Enrico Höller.
Corredano gli appunti un paio di schizzi, relativi alla mappa della zona degli scavi ed i testi dei due frammenti epigrafici.

Note varie:
  • la località dello scavo, "un chilom. e mezzo circa dall'incrocio di questa colla strada Nabresina-Bivio", dovrebbe essere nella zona dell'incrocio dell'attuale provinciale con la strada che porta alla nuova zona artigianale, poco dopo il cavalcavia ferroviario.
    Non so quale sia stata l'ubicazione del "laboratorio Leopoldo Pertot"
  • la citata "Cava Giuch" potrebbe essere forse la cava di Jurcovez, che si trova però in prossimità del Castelliere 2 di Slivia (e quindi non è propriamente vicinissima alla strada provinciale)
  • una località Srednie pare trovarsi in prossimità della Strada Costiera, all'altezza della sovrastante Cava Romana.
Che fine avrà fatto questo muro? Dove si trovava esattamente? Esisterà ancora?
Ed i frammenti epigrafici citati... saranno al sicuro, magari all'Orto Lapidario, oppure saranno andati dispersi?
Quante domande...

giovedì 17 giugno 2010

storia di Olga


Grazie a Maurizio Rozza per averci regalato questa bellissima storia:

A volte il mondo sembra veramente piccolo e il destino sembra voler giocare con gli incontri tra esseri viventi.
Due anni fa, girando con il fuoristrada sul Monte Stena - piccolo cocuzzolo carsico - vidi un grande serpente che stava attraversando la pista. Mi parve di intravvedere le striature nere che contraddistinguono il corpo del cervone ( Elaphe quatuorlineata ) ... inchiodai la macchina mentre il mio collega mi guardava allibito e corsi a cercarlo per catturarlo. Emozionato, quasi lo abbracciai.
Era veramente una femmina di cervone, animale che risultava sostanzialmente estinto dal nord Italia. La liberai augurandole tra me e me buona fortuna.
Il cervone è un serpente grande, grosso ( arriva a 2,40 m.) ma assolutamente innoquo e di una tranquillità assoluta. Questo non lo mette però al riparo dal rischio concreto di essere ammazzato a bastonate da una delle tantissime persone che credono sia un dovere morale uccidere ogni essere che strisci ... cicatrici della cultura cattolica, per la quale il serpente è il sintomo del male.
Ieri pomeriggio ricevo una chiamata urgente: un enorme serpente giallo a puntini neri (??!?) è entrato nel giardino di una casa a Hrvati.
Mentre guido come un pazzo per cercare di arrivare prima che qualcuno si faccia male, cerco di ricordarmi quale strano velenosissimo serpente esotico è giallo a puntini neri ... Non mi viene in mente nulla, ma impreco comunque contro quei pazzi di trafficanti di animali e di collezionisti che stanno spargendo per il mondo animali pericolosi di tutti i tipi.
Arrivo a Hrvati e vedo agitazione e facce bianche... Corro a vedere la belva: non è giallo, non ha le macchie nere, ma ha invece le strisce scure lungo il corpo: un altro cervone? Tra gli occhi inorriditi e i gridolini degli astanti, prendo con le mani l'animale e lo sfilo delicatamente dalla siepe di rose mentre lui sbuffa come un mantice provocando la fuga definitiva degli spettatori.
E' una femmina .... è lunga circa due metri, come quella di due anni prima.. forse appena un pochino più lunga. La metto in un sacco è la porto a casa. L'indomani la libererò, lontano da luoghi dove può prendersi una badilata. Chiamo Andrea, del museo di storia naturale, per dargi appuntamento sul luogo della liberazione. Andrea quattro anni fa aveva fatto i rilievi sul primo esemplare trovato in nord italia, sempre in quella zona: i pompieri lo avevano tirato fuori dal giardino di un motel. Anche quella era una femmina. Aveva disegnato le squame della sua testa, che distinguono un individuo dall'altro. Ci incontriamo dunque per liberarla e la guardiamo: le squame e le abrasioni sul muso sono identiche. Olga (così ora si chiama) era sempre lei, e per ben due volte si era fatta trovare da me a chilometri di distanza.
Olga - ultima dei cervoni del Carso - è sopravvissuta a uomini con il bastone e cinghiali affamati e la sorte ha voluto che qualcuno chiamasse me, che la avevo abbracciata due anni prima, a salvarle la pelle.
Se vi capiterà di incontrare Olga, o un altro cervone, o un altro serpente, provate a cancellare le vostre infrastrutture culturali per un attimo.
Sedetevi davanti all'animale e ammiratelo in tutta la sua sinuosa eleganza.
Scoprirete che vi piacerà....

mercoledì 9 giugno 2010

Visita e pulizia della grotta Bac

Dopo qualche giorno di forzata latitanza dal blog, inserisco solo un veloce post per segnalare una bella iniziativa: sabato 12 giugno 2010, ore 8.30, viene organizzata una visita ed un'operazione collettiva di pulizia della Grotta Bac.

Quando si dice che Trieste è la provincia più inquinata d'Italia non ci si riferisce solamente alle discariche di rifiuti tossico-nocivi sparse illegalmente su tutto il territorio e nel golfo, ma anche al degrado e all'abbandono in cui giacciono molti siti naturalistici. Purtroppo, per ragioni difficilmente determinabili, le amministrazioni locali e le autorità competenti non se ne curano, a danno non solo dell'ambiente ma dell'intera comunità che viene privata in questo modo del suo diritto a godere delle risorse naturali del posto.

Il gruppo Beppe Grillo Trieste e la lista civica Trieste 5 Stelle promuovono una giornata all'insegna della riscoperta di questi siti "sprecati", quale è la grotta Bac di Basovizza, posizionata a confine tra i comuni di Trieste e Dolina, divenuta nel tempo, in parte, una discarica abusiva di oggetti ingombranti.

La grotta, il cui primo rilievo risale al 1884, oltre all'ingresso a caverna che verrà utilizzato per asportare le immondizie, ha un altro ingresso rappresentato da un breve pozzo che giunge in un vano laterale. La maggior parte dei rifiuti si trova dopo aver superato il primo tratto della grotta, costituito da una spaziosa galleria in declivio, laddove si ha un brusco cambiamento di direzione, prima dell'apertura di una seconda caverna. La presenza di acqua nelle vicinanze del deposito di materiale metallico-elettronico induce a considerare potenzialmente dannoso anche per l'uomo l'inquinamento del sito.

L'invito, rivolto a tutte le associazioni, gruppi e privati cittadini, è quello di incontrarsi per ripulire la grotta e successivamente effettuare una visita al suo interno. L'appuntamento è per sabato 12 giugno, ore 8.30, presso la foiba di Basovizza muniti di guanti di plastica, sacchi per l'immondizia e un abbigliamento adeguato. La temperatura interna della grotta è di 13 gradi. E' prevista la presenza di numerosi bambini.

Per motivi organizzativi si raccomanda di segnalare la propria partecipazione sul MeetUp

mercoledì 21 aprile 2010

Passeggiata alla ricerca delle rovine archeologiche

Dopo l'escursione sui castellieri preistorici del Carso Triestino dello scorso 18 aprile, segnalo un'altra bella iniziativa del Gruppo Archeologico Goriziano: il 9 maggio, organizzano una "Passeggiata alla ricerca delle rovine archeologiche del Carso triestino nell’area del Lacus Timavi".

Secondo il programma, "Durante l'escursione andremo a ritroso nella storia:
visiteremo una delle ville romane del Lacus Timavi, un possibile tumulo, una tipica casa carsica dei primi anni del novecento ed andremo alla ricerca di un inedito insediamento protostorico di cui solo pochi escursionisti hanno conoscenza
e di cui eseguiremo assieme un primo rilievo."

Informazioni e dettagli per l'adesione sul volantino con il programma.

lunedì 12 aprile 2010

i castellieri preistorici del Carso Triestino - escursione

Domenica 18 aprile 2010 il Gruppo Archeologico Goriziano organizza un'escursione sui castellieri preistorici del Carso Triestino (disponibile qui il programma).
Ritrovo ore 10.00 e partenza con mezzi propri verso la meta dell’escursione. Si consiglia un abbigliamento da trekking.
Obbligatoria la prenotazione, da effettuarsi presso il gruppo organizzatore.

venerdì 9 aprile 2010

il ripostiglio tardoromano del Monte San Primo

Per un archeologo, un "ripostiglio" è il parente povero di un tesoro.
Se il tesoro nascosto ce lo immaginiamo fatto di monete d'oro e pietre preziose, un ripostiglio è fatto di oggetti di uso quotidiano, o pezzi di metallo conservati per esser riutilizzati. Con il tesoro ha in comune la caratteristica di esser stato occultato, nascosto, sepolto... e poi dimenticato, probabilmente perchè chi lo fece non ebbe più l'occasione di recuperare i suoi oggetti.
Un ripostiglio del genere fu scoperto per caso agli inizi degli anni '80, nascosto tra le pietre di un muretto tra il monte San Paolo ed il monte San Primo, tra Prosecco e Santa Croce.
Era composto da materiali eterogenei:
  • una zappa, alcune asce, delle falci, delle roncole, un punteruolo, chiodi ed una fibula.
  • alcuni oggetti in bronzo: fibbie, placche, una placca da cinturone (decorata con disegni geometrici disposti a quadrifoglio e sormontata da due cani accucciati sovrapposti).
  • Quattro monete romane, due delle quali forate per esser usate come ornamento
  • due pezzi di piombo
  • dei pezzi informi di ferro
  • una cote di pietra, usata per affilare le lame.
Sull'origine di questo "tesoretto", è lecita ogni ipotesi ed ogni illazione; gli archeologi propendono per attribuire gli attrezzi ad un artigiano del legno che praticava anche l'agricoltura, e datano il tesoretto tra la fine del IV sec. e gli inizi del V sec.
Se vogliamo dare un possibile quadro storico, basterà ricordare che nel corso del 400 d.C. Alarico , re dei Visigoti, lasciò l'Epiro e passando da Aemona (l'odierna Lubiana), nel 401 d.C. arrivò in Italia, attraversando proprio questa zona...
Possiamo quindi immaginare un artigiano, magari un legionario veterano (il che spiegherebbe la fibbia di tipo militare), all'avvicinarsi dei temuti barbari invasori decise di occultare tutto ciò che aveva di prezioso... per lo più utensili e metalli grezzi – le cose più preziose, in un'economia di sussistenza.
Dopodichè, avvenne qualcosa, che gli impedì il recupero... ed i suoi utensili sono rimasti dimenticati sotto i sassi di quel muretto per quasi 1600 anni.
Lo scenario non è tanto fantastico, se consideriamo che a quello stesso periodo risale un altro tesoro della nostra zona, trovato nella grotta Alessandra (419/366 VG): due gruppi di monete, sepolte separatamente a poca distanza uno dall'altro.
Anche qui: non scopriremo mai chi è stato ad occultarle... ma possiamo solo immaginare la paura e lo stato d'animo di chi, all'avvicinarsi del nemico, cercava di salvare i propri averi; mentre il destino volle che non gli fosse più possibile recuperarli.

per approfondire:
Dante Cannarella, "Itinerari Carsici: da Contovello a Santa Croce", ed. Italo Svevo, Trieste 1990

martedì 6 aprile 2010

la processionaria

In questa stagione, nei boschi di pini capita di trovare sul terreno lunghe file ordinate di graziosi bruchi pelosi: le processionarie.
Sono le larve di Thaumatopoea Pityocampa, le comuni farfalle notturne grigie a forma di triangolo:
Queste farfalle depongono le uova (da 100 a 400) sulle chiome dei pini. Qui le uova si schiudono e le larve si sviluppano, nutrendosi degli aghi di pino.
Durante l'autunno le larve si formano un caratteristico nido sericeo, una sorta di bozzolo bianco costruito all'estremità dei rami più soleggiati. In questo nido le larve passeranno l'inverno, fino a marzo/aprile.
In questo periodo le larve abbandoneranno il nido e scenderanno a terra, dirigendosi in processione verso un luogo adatto ove si interreranno e svolgere la propria metamorfosi.

L'aspetto affascinante delle larve, ed il loro curioso comportamento, non deve però trarre in inganno: si tratta di un insetto molto dannoso e pericoloso, anche per l'uomo.
Le larve, nutrendosi, danneggiano i pini su cui si trovano i loro "nidi" (una sorta di caratteristico bozzolo bianco).

 

nido di processionaria

Inoltre i "peli" delle larve sono fortemente urticanti. Il semplice contatto con la pelle provoca delle dermatiti anche imponenti, mentre nel caso di contatto con le mucose (bocca, naso, occhi) provoca gravi reazioni allergiche e infiammatorie (irritazioni cutanee e oculari, eritemi alle mucose e alle vie respiratorie, attacchi d’asma), per le quali è sempre necessario l'intervento del medico e spesso è anche necessario il ricovero.
Tali manifestazioni possono verificarsi anche senza il contatto con il corpo dell’insetto (i peli urticanti possono staccarsi ed essere trasportati dal vento).
Oltre che per l'uomo il bruco di processionaria risulta pericolosissimo anche per cani e cavalli: brucando l'erba o annusando il terreno possono involontariamente ingerire o inalare i peli urticanti, con conseguenze anche fatali; in particolare, il semplice contatto con la lingua provoca lesioni gravissime e necrosi.

Prima di definire "nocivo" un animale bisognerebbe adottare cento cautele e mille riserve: non si sa mai dove ci possa condurre il nostro maldestro interferire negli equilibri naturali, il nostro assurgerci ad apprendisti stregoni che pretendono di stabilire che un animale o una pianta è "male" e va sterminato.
In questo particolare caso però, possiamo dedicarci alla lotta alla processionaria con relativa tranquillità e senza eccessivi scrupoli...
Inoltre, la lotta alla processionaria è diventata obbligatoria (Decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali 30 ottobre 2007), ed il proprietario di alberi infestati è obbligato a segnalare il fatto al Corpo Forestale.

Tale lotta si effettua oggi non solo con la rimozione e distruzione dei nidi (operazione non sempre agevole, e comunque da svolger con cautela), ma soprattutto con delle "trappole" ormonali (una specie di secchiello verde, che capita di veder appeso ai rami dei pini).

Perciò, in questo periodo, prestate attenzione durante le vostre passeggiate in Carso... 


Per approfondire: