mercoledì 13 maggio 2009

scuola di fai-da-te preistorico

Vi segnalo una bella iniziativa, che si terrà i giorni 22-26 maggio presso la Grotta Nera (Basovizza). La manifestazione, organizzata dal Gruppo Speleologico San Giusto e dal Dipartimento di Scienze Archeologiche dell'Università di Pisa, è un laboratorio didattico-sperimentale sulle tecniche artigianali preistoriche; ovvero, attraverso un rigoroso studio archeologico, verrnno illustrata, e fatte provare dal vivo, le tecniche di produzione dei manufatti utilizzati dagli uomini preistorici nei periodi del Paleolitico inferiore - medio, Mesolitico e Neolitico.
Si tratta di un esempio di quella che viene definita "archeologia sperimentale" (e che, tutto sommato, è un ottimo modo per rendere interessante l'altrimenti noiosissimo studio della storia...)

E' disponibile on-line il volantino illustrativo dell'iniziativa (completo di mappa per chi non sappia dov'è la Grotta Nera).

Il programma completo della manifestazione è il seguente:

Venerdì 22 maggio 2009
  • Ore 10.00 - presso il Centro Didattico Naturalistico (via Gruden, 34 Basovizza)
    Presentazione della manifestazione
    Saluto delle autorità intervenute
    Introduzione all’incontro
  • Ore 11.30 - Trasferimento al Centro di Educazione Ambientale “Eliseo Osvualdini” Bosco Bazzoni.
    Visita alla struttura didattica e ai siti dimostrativi con le autorità e gli intervenuti.
  • Ore 12.00 - Coffee break offerto dal Gruppo Speleologico San Giusto

Sabato 23 maggio 2009
  • Dalle ore 09.00 alle 13.00 visite riservate alle scuole
  • Dalle ore 15.00 alle 18.00 la struttura è aperta dal pubblico

Domenica 24 maggio 2009
  • Dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle ore 14.00 alle 17.00 la struttura è aperta al pubblico
Lunedì 25 maggio 2009
  • Dalle ore 09.00 alle 13.00 visite riservate alle scuole
  • Dalle ore 15.00 alle 18.00 la struttura è aperta al pubblico
Martedì 26 maggio 2009
  • Dalle ore 09.00 alle 13.00 visite riservate alle scuole

martedì 5 maggio 2009

il tumulo preistorico del Monte Concusso

Mi chiedono di indicare dove sia il tumulo preistorico del Monte Concusso (o Monte Cocusso, o Kokos) a cui accennavo in un post precedente.

Il modo migliore per farlo è, come sempre, indicarlo su google maps:


Visualizza Monte Concusso in una mappa di dimensioni maggiori

Una bella vista aerea potete averla da Live Maps.

Per arrivarci:
Partite da Basovizza, in direzione del confine di Pese
Poco prima del confine, dove c'è il bivio che a sinistra conduce a Grozzana, imboccate la strada sterrata che si inerpica sul Monte Concusso.
Seguitela fino in fondo, ed arriverete al tumulo.

E' un tumulo funerario che risale all'età del bronzo.
Sembra che nelle immediate vicinanze, attorno alla vetta del Concusso, vi siano i resti di un castelliere... ma io non sono riuscito ad individuare nulla di significativo.
Non mi risulta che sia mai stato scavato (ma è danneggiato perchè modificato per piazzarci un punto trigonometrico dell'IGM).
Godetevi la vista; si tratta di uno dei punti più panoramici del carso, che permette di spaziare dall'Istria fino alle Alpi Giulie.

Foto digitali da postare non ne ho... prometto che alla prima occasione ci ritorno e scatterò un po' di foto. Se qualcuno mi precede e vuol girarmi le foto, sarà il benvenuto...

martedì 14 aprile 2009

I cumuli sul ciglione di Aurisina

Per andare dal parcheggio all’inizio del Sentiero dei Pescatori fino alla vedetta Tiziana Weiss, oltre al sentiero nel bosco (di cui parlavo qui) abbiamo un’altra possibilità: percorrere il sentiero lungo il ciglione.
Si tratta di uno dei sentieri più panoramici e suggestivi e, per certi versi, inquietanti del Carso: si marcia su uno stretto battuto, con il ciglio del precipizio subito a fianco, e poche o nessuna protezione… decisamente sconsigliato quindi a chi soffra di vertigini.
Per trovarlo: dal parcheggio dobbiamo incamminarci sul Sentiero dei Pescatori, scavalcare la linea ferroviaria sul ponte in pietra, seguire il sentiero per il primo tratto. Dopo poche decine di metri incontreremo una biforcazione (con segnavia CAI); seguendo il ramo a destra, ci troveremo sul sentiero giusto.
Poche decine di metri più avanti incontreremo, sulla destra, sommerso dalla vegetazione, i resti di una sorto di largo pozzo murato (una ghiacciaia? O i resti di una qualche fortificazione della prima guerra mondiale?)
Poco più avanti usciremo dal bosco e ci ritroveremo ai piedi dei misteriosi cumuli sul ciglione di Aurisina.
E dico “misteriosi” perché non sono riuscito a trovare alcuna spiegazione logica alla loro presenza.
Si tratta di alcuni cumuli di pietrame, alti alcuni metri e disposti lungo il ciglione per la lunghezza di alcune decine di metri. Complessivamente, svariate centinaia di metri cubi di roccia (forse anche più di un migliaio di metri cubi).
Le mie pur scarse cognizioni di geologia mi portano ad escludere che si tratti di una formazione geologica naturale: sono di ammassi di pietre, di media dimensione, che nessuna legge fisica può aver naturalmente convinto ad ammucchiarsi in quel posto.
Quindi, l’origine antropica è garantita.
Ma chi li ha fatti, e perché?

La prima ipotesi che viene alla mente (ovvero quella dei tumuli preistorici) dovrebbe esser l’ultima ad esser presa in considerazione (ed è questo il motivo per cui li chiamo “cumuli” e non “tumuli”).
Sul Carso le segnalazioni di tumuli preistorici sono infinite: è sufficiente girare un po' per imbattersi in qualcosa che, senza neanche troppa fantasia, risponde alla definizione di "tumulo". Ciononostante, fino ad ad oggi sono stati identificati due soli tumuli preistorici: sul Monte Orsario e sul Monte Concusso.
Quindi, proporre un qualcosa come "tumulo" è sempre probabilmente avventato...

La seconda ipotesi è quella dell'ammasso di scarti di cava. Possibile, ma difficile, visto che non ci sono cave nelle immediate vicinanze (e che anche le cave vicine hanno molti altri luoghi più vicini in cui ammassare gli scarti).

Un'altra ipotesi è che si tratti della maceria derivante dallo scavo del trincerone e della galleria ferroviaria, che corrono proprio in quei pressi. Tuttavia, non appare molto logico aver ammassato lì la maceria, anche perchè tale ammasso è più in alto rispetto alla galleria ed al trincerone - e lo scavo è stato fatto nell'800, ovvero in un epoca in cui la principale forza motrice era data da asini e forza di braccia. Depositare un migliaio di metri cubi di roccia dieci metri più in basso o più in alto faceva MOLTA differenza...
Inoltre, all'epoca una maceria calcarea come quella che costituisce questi cumuli era preziosa materia prima: veniva usata per le massicciate ferroviarie (esistevano apposite cave che venivano sfruttate solo a questo scopo), oppure per la produzione di calce.
La tecnica di scavo di una trincea ferroviaria avrebbe recuperato la maceria trasportandola sulla stessa linea ferroviaria che veniva posata...

Una costruzione a fini militari, risalente alla prima guerra mondiale? La zona è ricca di fortificazioni che (fortunatamente) non videro mai combattimenti, poichè che il fronte non arrivò mai fin qui. Tuttavia, non si riesce a vedere una possibile logica per la costruzione così titanica. Dal punto di vista militare, lo stesso risultato si sarebbe potuto ottenere con uno sforzo ben minore, sfruttando l'orografia naturale.

Altre ipotesi? Fatevi avanti, la gara a trovare una spiegazione logica e ragionevole è aperta...

Se volete vedere questi cumuli, una bella foto aerea è disponibile attraverso Microsoft Maps.

Una bella vista si ha anche da Google Maps:

Visualizzazione ingrandita della mappa

E qui un po' di foto:

sabato 7 marzo 2009

L'avanguardia della primavera

Passo nel mio solito angolino segretissimo di Carso, ed eccole qua:


Le primule, l'avanguardia della primavera.

No, non chiedetemi dov'è il mio segretissimo angolino. In Carso ci sono migliaia di angoli segreti. Cercatevi il vostro, tutto per voi, e lasciate a me il mio...
Lo divido solo con lui:



(scusate per la qualità della foto: con una compatta, anche se Nikon, si fa quel che si può...)

giovedì 5 febbraio 2009

la vedetta Tiziana Weiss ed il "NASCO" di Gladio

Trovare la vedetta Tiziana Weiss è facile: è riportata su tutte le mappe.
Comunque, per chi non lo sapesse:
  • da Aurisina, si parte dal piazzale del parcheggio sotto la scuola media (quello all'inizio del "sentiero della Salvia" e del "sentiero dei pescatori"
  • si segue il sentiero che segue il crinale verso nord, fiancheggiando una serie di nuove vileltte a schiera e attraversando la linea ferroviaria su un ponte
  • si prosegue nel bosco, fino a quando non si raggiunge la zona della nuova area artigianale
  • a questo punto un sentierino sulla sinistra ci porterà in un paio di minuti sulla vedetta
Insomma, qui:


Visualizzazione ingrandita della mappa

Si tratta di una costruzione semplice e suggestiva, una sorta di "terrazza a mare" naturale che non ha bisogno di sopraelevarsi per favorire lo sguardo, trovandosi naturalmente in uno dei punti più panoramici del ciglione.
E' intitolato all'alpinista triestina Tiziana Weiss, vittima nel 1978 (a soli 26 anni) di un incidente in parete, sulle Pale di San Martino.
Sono in molti (ma non moltissimi...) a conoscere questa vedetta, essendo meta naturale di gite e passeggiate.
Pochi però avranno notato che tale vedetta è costruita sui resti di un bunker (che, sinceramente, non so se far risalire alla prima o alla seconda guerra mondiale). E pochissimi sapranno che tale bunker (erroneamente definito "grotta") assurse anni fa agli onori delle cronache nazionali, allorchè fu individuato come un "nasco" dell'organizzazione Gladio.
Cos'era un "nasco"? Nulla più che un "nasco-ndiglio" per armi ed esplosivi, occultativi da personale militare in preparazione di una ipotetica resistenza nel caso di invasione dall'est, e ciò avvenne negli anni tra il 1963 ed il 1970.
Ed in tale bunker vennero quindi sepolti (in casse metalliche, scatole di plastica e sacchi catramati) svariati materiali. E questo era il "Nasco 203". Orbene, in quegli anni tra i giovani triestini era diffuso un hobby particolare: la collezione di cimeli militari, per lo più raccolti da improvvisati scavi in trincee e bunker. Quindi, al "Nasco 203" accadde infine ciò che era ragionevolissimo accadesse: il 24 febbraio 1972 fu casualmente scoperto da due ragazzini quattordicenni della zona. I due ragazzini un po' giocarono con il materiale rinvenuto (anche se non si trattava propriamente di giocattoli: vedi più avanti l'inventario, stilato dai Carabinieri), un po' lo dispersero buttandolo nella sottostante scarpata. Il materiale trovato dai due ragazzi, in cinque contenitori, era il seguente:
  • 15 Kg. di esplosivo plastico suddiviso in 24 pacchi;
  • 5 Kg. di cariche esplosive di dinamite;
  • 200 metri di miccia detonante;
  • 80 detonatori;
  • 90 matite esplosive a tempo;
  • 20 accenditori a pressione;
  • 20 accendimicce di strappo;
  • 50 trappole esplosive;
  • una pistola automatica spagnola Star con 50 cartucce;
  • una pistola americana Histandard cal. 22 con silenziatore e 50 proiettili;
  • numeroso altro materiale esplosivo;
  • 6 granate incediarie.
Qualche giorno dopo uno dei due (che, per inciso, era figlio del comandante della locale stazione dei carabinieri), rivelò la scoperta al padre. A questo punto gli avvenimenti successivi si fanno confusi e contraddittori, perchè furono oggetto di indagini giudiziarie e di depistaggi da parte dei Servizi. Comunque pare che:
  • i Carabinieri recuperarono il materiale trovato dai ragazzi (anche quello disperso nella scarpata)
  • nei giorni successivi, il 3 marzo 1972, gli stessi carabinieri di Aurisina, perlustrando la zona per vedere di individuare altre armi ed esplosivo, rinvennero “sepolto in una grotta naturale” ad "almeno mezzo km di distanza" un altro scatolone metallico ermeticamente chiuso e un contenitore di plastica, contenenti altri armi ed esplosivi.
  • a questo punto cominciò un "balletto" tra i Carabinieri ed i Servizi, che tentarono di depistare i Carabinieri per non far capir che il materiale era loro.
  • il materiale fu distrutto nei giorni successivi, ed i verbali stilati dai carabinieri non sono sufficienti a stabilire incontrovertibilmente né se dal nasco mancasse del materiale (rispetto a quanto originariamente depositatovi dal SID), né se vi fosse del materiale estraneo (depositato quindi da terzi in un secondo momento)
  • La storia fu oggetto di controverse vicende giudiziarie, in quanto fu compresa nell'indagine del giudice Casson per la strage di Peteano; e vi furono le più svariate interpretazioni e letture dei fatti, facilitate dalla "cortina fumogena" sollevata dal SID sui fatti
  • le indagini infine parvero stabilire che tale Nasco fosse noto agli attentatori ben prima della scoperta dello stesso da parte dei ragazzi; e che quindi gli attentatori abbiano potuto attingere a tale materiale (che sarebbe stato poi utilizzato per la strage di Peteano), ed anche utilizzare il Nasco come deposito per altro materiale.
  • la conclusione fu che la scoperta del Nasco di Aurisina portò comunque, nei mesi successivi, allo smantellamento di tutta la rete esistente dei Nasco, per evitare altri possibili “rinvenimenti fortuiti”.
A chi voglia approfondire, consiglio i seguenti link:

http://www.gladio.webdomini.com/htm/gladio_doc.htm
Gladio: non tornano i conti sui nasco (Repubblica)
http://www.uonna.it/salvin33.htm
http://www.nuovaalabarda.org/leggi-dossier-1972/4/
oppure vedete un po' cosa ha da offrirvi Google al riguardo...

I lati oscuri di questa vicenda, a tutt'oggi, non mancano.

Questa storia ha solleticato la vostra curiosità, e volete visitare questo luogo, legato ad uno dei misteri più tenebrosi d’Italia? Seguite le indicazioni:
- dalla vedetta Weiss, prendete il sentiero che vi riporta verso Aurisina

- dopo pochi metri, vedrete una traccia sulla sinistra, che curvando a sinistra vi porterà proprio al di sotto della vedetta; lì troverete l’ingresso del bunker

- si tratta di una struttura piccola e semplice, con un unico corridoio che, girando a destra, porta ad un ampio finestrone scavato nella roccia (oggi la vista è fermata dalla vegetazione, ma una volta doveva esser molto panoramico, e permetteva di controllare tutto l’ingresso la baia di Sistiana); sulla sinistra, subito dopo l’ingresso, si apre un piccolo corridoio cieco (probabilmente, originariamente, una riservetta di munizioni).

La prima volta che visitai il bunker della vedetta Weiss, circa vent'anni fa, le tracce di scavo erano ancora evidenti (precisamente nel sopra citato corridoio cieco). Oggidì non sono più visibili, coperte da sassi e rocce franate nell'ingresso.


Vedetta Tiziana Weiss e "Nasco" di Gladio

giovedì 29 gennaio 2009

il tesoro di Santa Croce

In "Storia cronografica di Trieste", compilata alla fine del '600 da Vincenzo Scussa, troviamo una notizia curiosa.
Il 23 giugno 1642 "un putto della villa di Santa Croce, territorio e giurisdizione di Trieste, nella strada che conduce a santo Giovanni di Duino, seguitando una fuina, che si nascose in un mucchio di sassi, scavando quelli, ritrovò un deposito di denari, che ascendevano a ducati trecento. Credevasi però fosse la somma maggiore, non detta dalli contadini parenti per paura non gli fossero levati. Il soldo era: scudi, ongari, zecchini, ducatoni e doble. Non sia meraviglia di questo soldo, poichè anni dieci incirca d'innanzi arrivò Galera da Venezia a Capodistria con soldo per pagare soldatesca, ed altri officianti benemeriti, dato il caso che in quella città si celebravano solenni nozze, alle quali venne invitato il sopracomito di galera, e tutti gli altri comandanti. Avvedutisi li galeotti senza superiorità, fatta congiura tra loro, si scostarono dal lido e liberatisi l'un l'altro da'ceppi, postisi al remo, sicuri che niuno li seguitasse, investirono in terra la galera di qua di Grignano nelle arene di santo Canciano, e caricatisi di soldi li galeotti, se ne fuggirono per la montagna, parte de'quali stanchi e deboli, asconderono il soldo per le vigne, che poi trovossi, e credesi il ritrovato dal putto, come sopra, esser stato danaro di questo numero riposto tra quella petraglia con animo, chi sa? chi può dire? di ritornar a levarlo"

domenica 25 gennaio 2009

il fantomatico castelliere di Jurkovac

Avevo citato che, tra gli innumerevoli scritti di Richard Francis Burton, vi è anche un articolo del 1876: `The Castelliere of Jurkovac’ (Athenaeum,1876-11-04, p. 598)

Questo articolo merita di esser riportato:

Trieste, October 16, 1876
Among the many strangers that hurry through Trieste, there are a few archeologists who may take an interest in the Castelliere, or proto-historic dwelling-places of the Kunstenland and the peninsula of Histria. My friend, Dr. (LL.D.) Antonio Scampicchio, of Albona, and I have lately surveyed one of these most interesting sites, lying within a few yards of the Nabresina Station, where the Sud-Bahn, or Great Southern, branches off to Italy. Its saucers-shaped outline, with a bush-grown rock protruding from the centre, and the debris of fawn-coloured nummulitic limestone disposed at the natural angle, must for years have attracted every observing eye; and yet, curious to say, it is not noticed either in the list or in the map of the late Dr. Kandler, a learned antiquary who did much to illustrate the remains of his fatherland.
The traveller had better take a carriage at Trieste and drive (an hour and half) to Nabresina (the Roman Aurisina?) - the village, not the station - where he will find the innkeeper, Giuseppe Tanei, an adeguate guide. Ascending the slope he will note that the diameter of the saucer's base is about 120 feet, whilst the oval enceinte measures 33 from north to south and 46 from east to west (Cadrastal Map of Austria). Amongst the stones which represent the outer wall, he will pick up frangments of broken pottery, thicker, coarser, and heavier than the usual yield of such places. I have collected about half-a-dozen different types, and Col. A. Lane Fox is preparing to have them analyzed. The interior has evidently been divided into two compartments by a party-wall, intended probably to separate the cattle from their owners. Yhe characteristic black earth, the decay of animal and vegetable matter, has been removed or buried by the furious Bora winds which sweep this section of the "Carso", or limestone plateau, extendig from north-north-west to south-east of Trieste; but the cotti are to be met in the crevices of the highest rock.
The site is known to the people as the Grad, or Castello di Jurkovac, the district extending between it and the sea; it lies to the north-west of the lands called Na-Jugelcah (pronounced Yugeltsakh), meaning in the Wend or Slovene dialect, "upon the southern (Jug) slopes". I hope presently to publish a translation of Slovene proverbs and songs collected by the learned professor, W. Urbas, and to introduce this charmingly naive branch of thhe great Slav family to the notice of the English public.

Il castelliere di Jurkovac doveva proprio aver colpito Burton, perchè ne parla anche in un altro scritto:

At an easy walk from the station, and lying below the white-steepled village San Pelai (Pelagius), lies the protohistoric ruin, the Castelliere of Jurkovac, which I described in yhe Athenaeum (Nov. 4, 1876). Seen from afar, it is a giant ring-fence of dry stone, a truncated cone of dove-coloured calcaire, roughly-piled blocks that have now assumed the natural angle of the hill-side. Around the central head of rock an industrious peasant is planting onions; and the whole is surrounded by Carso vegetation - elm scrub, mountain ash (frassino), nut bushes, and dwarf oak, slowly growing, but hard and durable. Here and there we note the wild Marasca cherry which is the basis of Maraschino. The ruin is worth visiting; it shows the usual remains of rude pottery, the "black malm" produced by animal and vegetable decay, and the double division of the area; this, I suppose, was intended to separate bipeds and their quadrupeds. Of the thousand thousand English-men who have passed through Nabresina, how many have noticed its Castelliere?

Quale sarà questo misterioso "castelliere di Jurkovac"?

Vediamo di fare un po' il punto:
  • si trova a "poche yarde" dalla stazione di Aurisina; una yarda è meno di un metro (precisamente, 91 cm), quindi deve trovarsi proprio in prossimità della stazione
  • alla base misura 120 piedi, ovvero circa 36 metri
  • la cerchia ovale misura 33 piedi (10 metri) in direzione nord-sud e 46 piedi (14 metri) in direzione est-ovest
  • si trova "ai piedi di San Pelagio"
  • si trova a nordovest della zona denominata "Na-Jugelcah"; il che non ci è di aiuto, perchè oggi questo toponimo sembra esser sconosciuto. Nè è di alcun aiuto il toponimo "Grad", in quanto questo sembra esser utilizzato in Carso ovunque vi sia un castelliere (io ne ho contati almeno mezza dossina...).
    Per quanto riguarda infine il toponimo "Jurkovac", esiste una ex-cava Jurcovac in prossimità dei castellieri di Slivia.
Il problema è curioso, perchè in quella zona non mi risulta nessun castelliere...

Quali sono le possibilità?
  1. Si tratta di uno dei due castellieri di Slivia
    Improbabile, se non impossibile: sono troppo lontani (altro che "poche yarde" dalla stazione!), e sono entrambi molto più grandi
  2. Si tratta del castelliere di Samatorza
    Possibile, da verificare; la posizione non è propriamente "ai piedi di San Pelagio" (il castelliere di Samatorza si trova in prossimità della Grotta Azzurra), ma indubbiamente non è lontano dalla stazione.
    Non ho mai visto il castelliere di Samatorza, nè ho visto alcun rilievo. L'unica nota che ho trovato in rete (sul sito arcipelagoadriatico) è la seguente: "su questo castelliere esistono dubbi di autenticità. L'assenza di strati di reperti archeologici, nonché il fatto che questa zona venne ampiamente utilizzata dagli austriaci, lasciano perplessità se si tratti davvero di un castelliere carsico."
    Interessante: se si dovesse trovare conferma che è questo il castelliere visto dal Burton, si avrebbe la prova che si tratta effettivamente di un castelliere - visto che il Burton lo visitò ben prima che fosse rimaneggiato dai militari austriaci, e vi rinvenne dei reperti.
  3. Si trova da qualche parte nel triangolo Slivia-San Pelagio-Stazione
    Possibile, e da verificare; la zona è ricca di doline, ma non di rilievi, ed è stata pesantemente modificata dall'esercito austriaco nella prima guerra mondiale (era nelle immediate retrovie dell'Hermada); inoltre la zona adesso è coperta da una folta vegetazione, che non la rende molto "leggibile".
    L'ho in parte ispezionata, nella parte più vicina alla strada provinciale che va dalla stazione a San Pelagio, perchè vi erano (sulla carta) due rilievi che parevano promettenti; ma non hanno mantenuto le loro promesse (uno dei due però è molto panoramico, e conserva tracce di interessanti impianti militari risalenti alle due guerre mondiali: probabilmente, postazioni contraeree a protezione della stazione ferroviaria).
  4. Si trova da qualche parte a destra della strada provinciale che va dalla stazione a San Pelagio
    Questa ipotesi comprende, in una certa misura, la numero 2. Bisogna considerare che in questa zona ci sono diversi altri rilievi che avrebbero potuto ospitare castellieri... ed altre ce n'erano. Perchè, purtroppo, sono stati "mangiati" da delle cave. Se così fosse, del nostro "castelliere di Jurcovac" non vi sarebbe più traccia.

E la zona (arricchita da qualche mia annotazione) è questa:


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Ogni segnalazione e collaborazione in merito sarà gradita.