lunedì 7 aprile 2014

la postazione del mortaio Skoda da 38cm alle pendici del Monte Hermada

Quasi due anni fa ho scritto un post monografico sul Mortaio Skoda da 38cm, promettendo vagamente una "seconda puntata".
Se ho atteso tanto, è perché speravo che durante l'inverno, con la vegetazione più rada, sarebbe stato possibile scattare foto migliori di una mia piccola scoperta... ma purtroppo ciò non è accaduto.

Procediamo con ordine: su tutto il monte Hermada si trovano i resti di moltissime fortificazioni e postazioni di artiglieria Austro-Ungarica. Resti di trincee, di bunker, di osservatori, di impianti militari si contano a centinaia, ed è impossibile camminare senza letteralmente inciampare in qualche testimonianza della prima guerra mondiale.
La "fortezza Hermada" fu lo scoglio su cui si infranse l'esercito italiano, ormai in vista di Trieste.
E, in termini di artiglieria, soprattutto nel 1917 fu munitissimo, con uno spiegamento di batterie di grosso calibro imponente: senz'altro una delle maggiori - se non la maggiore in assoluto - di tutta la prima guerra mondiale.

mappa con lo spiegamento delle postazioni di artiglieria
nella zona del Monte Hermada nel 1917
I simboli non rappresentano singole bocche da fuoco, ma batterie:
ciascuna batteria composta da più bocche da fuoco
(il numero di bocche da fuoco che componeva una batteria dipendeva  dal calibro)
tratto da: "L'Ultima Guerra dell'Austria-Ungheria"

Alle pendici del Monte Hermada, ad ovest di Ceroglie, si trovano dei resti di fortificazioni abbastanza singolari, che fino adesso erano vagamente riconosciute come "postazioni di artiglieria di grosso calibro" (1)
Singolari perché sono costituite da un grosso muro paraschegge semicircolare, che protegge un ampio spiazzo interno, all'interno del quale si trova uno scavo quadrangolare molto regolare e curato.
Altri muri paraschegge, costruiti con grosse pietre legate con calcestruzzo, si trovano nei dintorni.
Il complesso non acquista una sua logica, fino a che non lo si riconosca per quello che realmente è: una postazione completa per un mortaio Skoda da 38 cm e per tutti i relativi mezzi e carriaggi di allestimento.

particolare del carro porta-munizioni a servizio del mortaio Skoda da 38
Ben evidente il carrello della dacauville, usata per il trasporto dei proietti




Tutta l'area è imboschita, e quindi è impossibile scattare delle foto decenti che rendano l'idea delle costruzioni; tuttavia, in un sopralluogo si possono facilmente identificare molte caratteristiche strutture:

  • la postazione vera e propria è costruita al margine di una dolina, efficacemente protetta da imponenti muri di calcestruzzo e pietrame
  • in mezzo alla postazione, è evidentissimo uno scavo quadrangolare, con pareti consolidate in pietra, nel quale veniva posto il cassone che costituiva il basamento vero e proprio del mortaio
  • a fianco della postazione, due piccoli bunker scoperti, con ingresso a meandro; il loro scopo non era tanto offrire protezione in caso di bombardamento, quando servire da rifugio ai serventi al momento dello sparo, affinché non fossero assordati dallo stesso. Probabilmente, erano sommariamente coperti con lamiera o con altra copertura, oggi scomparsa
  • poco distante, un'altra massiccia costruzione, a "U" allungata, parte in pietrame a secco e parte in calcestruzzo.
    Si tratta del riparo per il carro porta-munizioni; è ben evidente anche il passaggio (realizzato in calcestruzzo) per la decauville di servizio (vedi foto sopra)
    Sono visibili gli scassi per una travatura (oggi scomparsa), che sosteneva una qualche copertura di protezione.
  • tra il riparo del carro porta-munizioni e la postazione vera e propria, è visibilissima la massicciata sulla quale era stata posta la decauville di servizio, che conduce in prossimità della piazzola di tiro
  • nella medesima dolina, poco distante, si intravede l'accesso di un bunker, ormai interrato, ma che sarebbe interessante disostruire.
  • nei dintorni si trovano diversi altri massicci muri paraschegge, edificati sempre in pietrame a secco e talvolta consolidati da calcestruzzo: si trattava di protezioni per gli altri veicoli a servizio del mortaio.
L'aspetto più sorprendente di questa postazione è il suo eccezionale stato di conservazione: a parte pochi cedimenti dei muri di pietrame, risulta praticamente intatta; e verrebbe da pensare che - in teoria - con pochi giorni di lavoro potrebbe tornare ad ospitare il possente mortaio da 38 per cui era stata realizzata.

Da considerare anche il fatto che con tutta probabilità di tratta dell'unica postazione del genere sopravvissuta oggi in tutta Europa.

rappresentazione del mortaio Skoda da 380 in batteria.
E' ben rappresentato il cassone quadrangolare che ne costituiva
il basamento, e che veniva completamente interrato.
Proprio la caratteristica presenza dello scavo per questo basamento
indica inequivocabilmente che la postazione sull'Hermada ha ospitato questo pezzo 

Dove si trova esattamente?

Raggiungerla è molto semplice: basta deviare di pochi metri dalla carrabile che, da Ceroglie, conduce sulla vetta dell'Hermada (la stessa che, durante la "guerra fredda", era percorsa quotidianamente dalle "Campagnole" dell'Esercito Italiano, per raggiungere una baracca/osservatorio)


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Alcune proposte

La più ovvia è che il luogo, adesso che si è compreso cosa rappresenta, diventa implicitamente uno dei più interessanti da visitare sul Monte Hermada (ma forse anche il più interessante in assoluto). Merita quindi di essere una "meta fissa" di qualsiasi escursione storica nella zona, e di essere incluso in qualsiasi circuito di visite che voglia esser realizzato.
Ad esempio, una "meta fissa" attuale è costituita dai resti poco distanti di una postazione di un mortaio Skoda da 305, il "fratellino minore" di quello da 380.
Di questa postazione del mortaio da 305, quasi tutto è lasciato alla fantasia ed all'intuito del visitatore, perché ben poco è rimasto di effettivamente visibile, e quel poco è ben occultato da una rigogliosa vegetazione.
Non vi sono quindi confronti (né in termini di "leggibilità" delle strutture, né di interesse storico) con questa postazione del mortaio da 380.

Ma meriterebbe di esser adeguatamente valorizzato, tutelato e conservato. Si tratta probabilmente dell'unico manufatto del genere oggi esistente, e quindi anche il suo valore storico, di "archeologia di industria militare" è inestimabile.
E' sopravvissuto in maniera sorprendente a quasi un secolo di abbandono ed incuria, ma qualche sia pur minimo lavoretto di consolidamento e restauro sarebbe urgente ed importante.
La più urgente è quella di una radicale pulizia dalla vegetazione infestante: non tanto perché la vegetazione ne pregiudica molto la visibilità, ma anche perché ne mina la struttura (alcuni cedimenti parziali sono già evidenti).
La pulizia permetterebbe poi di eseguire un rilievo preciso della zona, importante sia al fine di pianificare ogni successiva attività di restauro, ma anche a fini storici e documentaristici.
Sarebbero poi auspicabili altri lavori di consolidamento, tesi a mettere in sicurezza e conservare le strutture.  
Nel mondo dei sogni oggi irrealizzabili, l'ideale sarebbe porvi una replica del mortaio Skoda da 380 e dei relativi mezzi di servizio, rendendolo uno scenario unico per rievocazioni e per il "museo all'aperto" dell'Hermada.
Più realisticamente, in seguito alla pulizia ed al rilievo preciso della zona, sarebbe interessante la realizzazione di un diorama in scala (come base di partenza, esiste anche un kit in resina)

Di seguito, un po' di foto delle condizioni attuali della struttura; ma consiglio di recarcisi di persona perché, nonostante la vegetazione, la struttura è interessantissima e ben meritevole di una visita.

il bunker con l'ingresso a meandro, visto dall'alto
l'ingresso a meandro
la piazzola di tiro
sulla destra, il massiccio muro paraschegge
i resti dello scavo quadrangolare che ospitava il basamento del mortaio

il muro paraschegge che circonda la piazzola
come dappertutto sull'Hermada, anche qui è facile rinvenire grosse schegge,
a testimonianza dei massicci bombardamenti subiti dalla zona
la postazione, anche se imponente, si riesce a malapena ad intuire in mezzo alla vegetazione

l'ingresso del bunker interrato, poco distante
protezione del carro porta-munizioni: questo è il passaggio per la decauville di servizio

la struttura di protezione del carro porta-munizioni vista dall'interno
dettaglio del passaggio della dacauville
altre strutture paraschegge

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(1) così è descritta nella mappa allegata a "Ermada", di Dario Marini De Canedolo, Gruppo Speleologico Flondar, 2007

domenica 16 marzo 2014

mostra "gli albori della Grande Guerra"


Continua la serie delle mostre sulla Grande Guerra organizzate dall'Associazione Hermada, presso la Galleria/Centro d'Arte Skerk a Ternova Piccola.

Dopo le precedenti mostre allestite nel 2011 e nel 2012, è adesso la volta di "Ermada - gli albori della Grande Guerra": pannelli didattici con oltre 250 riproduzioni di fotografie storiche e cartoline d'epoca, i percorsi della Grande Guerra oggi visibili sul Monte Ermada, i pannelli della Bella Epoque. Sette vetrine espositive con materiali ed ordigni bellici, il plastico interattivo del Monte Ermada, un ampia esposizione di cartine geografiche d'epoca,  una parte dei giornali di trincea e pagine originali delle dichiarazioni di guerra, ampia esposizione di divise ed elmetti d'epoca.

La mostra sarà aperta dal 15 marzo al 6 aprile, il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00
Verranno organizzate visite guidat eil sabato alle ore 15:00 e la domenica alle ore 11:30

Per informazioni:  3386449114 - 3317403604

Per raggiungere il Centro Skerk:


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sabato 15 marzo 2014

il monumento (scomparso?) al Conte von Zinzendorf


Ho già compianto in un altro post la scomparsa del monumento di Sistiana all'artiglieria Austro-ungarica; segnalo adesso la recente scomparsa di un altro monumento, e quindi di un altro piccolo ma importante tassello di storia locale.

Mi riferisco al monumento al Conte Karl von Zinzendorf, governatore di Trieste dal 1770 al 1780, ed al quale fu intitolata la "Zinzendorfia", la strada che collegava Trieste con Vienna.

Il monumento si trovava a Opicina, all'incrocio tra via dei Salici e via di Prosecco. Danneggiato nel 1981 da un incidente stradale, fu restaurato e riposizionato nel 1983.
Ma per i lavori di costruzione della rotatoria fu (quasi sei anni fa) "provvisoriamente" rimosso...
A luglio 2013 la nuova rotatoria fu inaugurata (quasi cinque anni di cantiere per costruire una piccola rotatoria... neanche fosse una piramide!) ma a tutt'oggi della stele al Conte von Zinzendorf non si hanno notizie... 
Dobbiamo preoccuparci?



giovedì 27 febbraio 2014

il timbro del Monte Lanaro

Avevo già raccontato la storia del libro vetta del Monte Lanaro: una semplice bottiglia, nascosta in prossimità della vetta negli anni a cavallo tra XIX e XX sec., dove gli escursionisti riponevano dei bigliettini, a ricordo del loro passaggio.

Gli amici de "Le Vie dei Timbri" intendono promuovere la pratica dell'escursionismo recuperando l'antica tradizione della collezione di "timbri vetta", da raccogliere su un apposito quadernetto personale ("tourenbuch"), costruendo così un diario, una viva testimonianza delle proprie escursioni...
Stanno quindi distribuendo timbri in svariate località significative della nostra zona, e segnalando quelli già esistenti: una simpatica iniziativa, che fornisce il pretesto(quando ce ne sia bisogno) per tante nuove escursioni o  semplici passeggiate.

il timbro del Monte Lanaro,
che ricorda l'antica bottiglia-libro vetta
Per ricordare la storia della bottiglia-libro vetta originale del Monte Lanaro, questa è stata ritratta su un timbro, che è adesso posizionato sulla vetta: l'escursionista ha quindi la possibilità di raccogliere questo simpatico ricordo sul suo "tourenbuch" o sul retro di una mappa.
Servono altre  scuse per una passeggiata alla (ri)scoperta del Monte Lanaro?

venerdì 3 gennaio 2014

La vedetta incompiuta del Monte San Leonardo

la vedetta incompiuta

Sulla vetta del Monte San Leonardo troviamo i ruderi di due costruzioni.

I primi sono i resti della chiesetta di San Leonardo. La sua struttura romanico-bizantina fa risalire la costruzione ai secoli X-XII (più probabilmente il XII, ovvero al periodo in cui si diffuse in Europa il culto di San Leonardo, vescovo taumaturgo protettore dei raccolti). La prima citazione di questa chiesetta è però su un documento del 1525.
Risulta essere in rovina già nel XIX sec., ma nel corso della prima guerra mondiale fu rasa al suolo per non costituire un riferimento per l'artiglieria. 

i ruderi della chiesetta


Gran parte delle pietre che la edificavano, in parte squadrate, sono ancora accatastate nei pressi.
E con alcune di queste pietre, probabilmente alla fine degli anni '50, si iniziò la costruzione di una vedetta, che però era destinata a restare incompiuta, sempre per motivi militari: ormai era periodo di "guerra fredda", ed una vedetta costruita proprio in prossimità del confine era quanto mai inopportuna.
Ed è un peccato, e non solo perché il punto è uno dei più panoramici del Carso, ma anche perché questa struttura prometteva di esser particolarmente pregevole.
Simile come struttura alle altre vedette costruite in quel periodo lungo il ciglione (quali, ad esempio, la vedetta Slataper), a differenza di queste era costruita totalmente in pietra, e per di più utilizzando pietre provenienti dalle macerie dell'antica chiesetta e che quindi "avevano una storia".
Il modo con cui sono squadrati i conci dimostra chi la costruì aveva una capacità di lavorare la pietra oggi decisamente non più comune. 
La struttura (con la presenza di un piccolo abside e di una nicchia) lascia intuire che vi era l'intenzione di ricavarne anche una piccola cappella, che in qualche maniera ricordasse l'antica chiesetta e perpetuasse la vetta del Monte San Leonardo come meta di pellegrinaggio.

Una sorta di abside ed una nicchia, ricavate nella struttura incompiuta,
 fanno pensare all'intenzione di costruire anche una piccola cappella

la struttura incompiuta

Significativo che pochi anni fa, lungo uno dei sentieri che portano alla vetta, sul versante del San Leonardo sia stata costruita un'altra struttura in legno:

la "vedetta inutile"

Non si capisce bene l'utilità di questa struttura, che ho personalmente soprannominato "vedetta inutile": non solo si trova ad una quota sensibilmente inferiore - e quindi meno panoramica - ma anche in una zona imboschita, ove lo sguardo è in gran parte precluso.
Questo è il "panorama" che si può godere dalla "vedetta inutile":

il "panorama" dalla "vedetta inutile"

Vista la mutata (e più tranquilla) situazione odierna del confine, al posto della "vedetta inutile" non sarebbe stato forse preferibile completare la costruzione della vedetta sulla vetta?
Dalla quale, peraltro, si godrebbe un panorama decisamente più soddisfacente:

panorama dalla vetta del Monte San Leonardo


sabato 28 dicembre 2013

Il "Rio del Sangue"

A est di Pesek si apre la valle di Vrhpolje: una zona ai confini della cosiddetta "Ciceria", tradizionalmente agricola, ricca di campi e di frutteti.
La valle è percorsa da un rivo, privo di vere e proprie sorgenti: scorre solo durante i periodi di pioggia, dalla quale è alimentato. Questo rio porta oggi l'inquietante nome di  "Krvavi Potok" ("Rio del Sangue"), ed il medesimo toponimo contraddistingue anche il piccolo paese, che sorge dove la strada tra Pesek e Nasirec scavalca il rio. 

Per trovare l'origine del toponimo dobbiamo andare agli inizi del XIX sec., all'epoca dell'occupazione francese.
Pare che la zona all'epoca fosse infestata da banditi, che rapinavano i viandanti, e quindi il 24 marzo 1810 il maresciallo Marmont promulgò il seguente editto:

Considerando
che la strada da Trieste a Fiume è stata in tutti i tempi infestata da assassini
che i disordini i quali avevano momentaneamente cessato ricominciano con più forza che mai e che gli è pubblicamente notorio essere stati questi disordini commessi dagli abitanti delle Comuni situate a traverso di questa strada
Volendo mettere un termine a simili disordini ed essendo l'unico mezzo di pervenirvi quello d interessare la gente onesta delle Comuni medesime onde concorrano alla punizione de colpevoli
Abbiamo ordinato ed ordiniamo quanto siegue 
Articolo 1 - Le Comuni situate sulla strada da Trieste a Fiume sono risponsabili degli avvenimenti contrarj alla sicurezza pubblica che seguiranno sul loro territorio 
Articolo 2 - Gli abitanti sono solidarìamente garanti del rimborso degli effetti derubati a viaggiatori salvo ad essi però d'essere risarciti sopra i bèni de colpevoli allorchè questi saranno stati denunciati presi e consegnati alla giustizia  
Articolo 3 - Seguendo un assassinio si prenderà dalla comune sul cui territorio sarà stato commesso un numero d individui doppio di quello degli assassinati in qualità di ostaggi i quali verranno spediti al castello di Trieste per rimanervi sino a tanto che i colpevoli saranno stati fermati e consegnati alla giustizia  
Articolo 4 - I colpevoli condannati a morte dalle commissioni militari dopo essere stati giustiziati verranno esposti sulla pubblica strada ad una delle entrate della loro Comune e vi resteranno indeterminatamente Gli abitanti di queste Comuni saranno almeno per sei mesi risponsabili della conservazione de corpi de condannati nel luogo ove saranno stati esposti sotto pena di una multa di mille franchi a profitto della cassa di beneficenza di Trieste 
 Articolo 5 - II generale comandante la prima divisione militare delle provincie Illiriche ed il generale capo dello stato maggiore generale sono incaricati ciascuno in ciò che li risguarda dell'esecuzione del presente ordine il quale sarà stampato negl idiomi italiano ed illirico affisso e pubblicato per tre Domeniche consecutive dal pulpito di ogni parrocchia ed affisso alla porta della Chiesa
All'editto seguì una feroce repressione: e numerosi "cici" abitanti della zona, imputati di aver rubato alcuni cavalli a dei soldati francesi, furono sommariamente giustiziati sulla strada, proprio in prossimità del rivo, che si guadagnò così il macabro nome che oggi, a distanza di due secoli, sopravvive ancora.


Bibliografia:
Giuseppe Mainati - "Croniche ossia memorie storiche sacro-profane di Trieste"



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mercoledì 25 dicembre 2013

L'incidente aereo sul "sentiero della Salvia"

Lungo il cosiddetto "Sentiero della Salvia", che porta da Santa Croce ad Aurisina correndo poco sopra la linea ferroviaria, si trova una lapide:


L'epigrafe è un po' laconica, e non fornisce molti indizi sull'evento commemorato:

Su questa roccia s'infransero le ali
dei piloti
Fiorano Ricco
Vittore Calzetta
27 marzo 1960
L'Aero Club Trieste a ricordo

La lapide ricorda un incidente capitato ad un piccolo aereo da turismo, uno Stinson L5 Sentinel (I-AEFR) (che non era propriamente un aereo da turismo, ma un aereo da ricognizione dell'USAF; tuttavia, per le sue caratteristiche e diffusione, all'epoca era comunemente usato come aereo da turismo).

Decollato dall'aereoporto di Merna, avrebbe dovuto sorvolare Miramare, per lanciare una corona in mare durante una cerimonia per commemorare l'anniversario della morte del Duca d'Aosta.

Tuttavia le condizioni meteo erano pessime, nella zona c'era una fitta nebbia, e dopo mezz'ora di volo l'aereo si schianto sulle rocce ove adesso è posta la lapide.
Al momento dello schianto, l'aereo stava seguendo una rotta in direzione nord: quindi, presumibilmente, dopo aver rinunciato a raggiungere Miramar, stava cercando di rientrare a Merna (o di raggiungere l'aeroporto di Prosecco).

Fiorano Ricco, nativo di Milano, aveva conseguito il brevetto di volo nel 1917 e lavorava a Trieste come dirigente in una ditta nel settore del caffè.
Vittore Calzetta era invece nato a Treviso, aveva conseguito il brevetto nel 1945 ed era impiegato come pilota collaudatore alla Lancia di Trieste.


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