domenica 16 marzo 2014

mostra "gli albori della Grande Guerra"


Continua la serie delle mostre sulla Grande Guerra organizzate dall'Associazione Hermada, presso la Galleria/Centro d'Arte Skerk a Ternova Piccola.

Dopo le precedenti mostre allestite nel 2011 e nel 2012, è adesso la volta di "Ermada - gli albori della Grande Guerra": pannelli didattici con oltre 250 riproduzioni di fotografie storiche e cartoline d'epoca, i percorsi della Grande Guerra oggi visibili sul Monte Ermada, i pannelli della Bella Epoque. Sette vetrine espositive con materiali ed ordigni bellici, il plastico interattivo del Monte Ermada, un ampia esposizione di cartine geografiche d'epoca,  una parte dei giornali di trincea e pagine originali delle dichiarazioni di guerra, ampia esposizione di divise ed elmetti d'epoca.

La mostra sarà aperta dal 15 marzo al 6 aprile, il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00
Verranno organizzate visite guidat eil sabato alle ore 15:00 e la domenica alle ore 11:30

Per informazioni:  3386449114 - 3317403604

Per raggiungere il Centro Skerk:


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sabato 15 marzo 2014

il monumento (scomparso?) al Conte von Zinzendorf


Ho già compianto in un altro post la scomparsa del monumento di Sistiana all'artiglieria Austro-ungarica; segnalo adesso la recente scomparsa di un altro monumento, e quindi di un altro piccolo ma importante tassello di storia locale.

Mi riferisco al monumento al Conte Karl von Zinzendorf, governatore di Trieste dal 1770 al 1780, ed al quale fu intitolata la "Zinzendorfia", la strada che collegava Trieste con Vienna.

Il monumento si trovava a Opicina, all'incrocio tra via dei Salici e via di Prosecco. Danneggiato nel 1981 da un incidente stradale, fu restaurato e riposizionato nel 1983.
Ma per i lavori di costruzione della rotatoria fu (quasi sei anni fa) "provvisoriamente" rimosso...
A luglio 2013 la nuova rotatoria fu inaugurata (quasi cinque anni di cantiere per costruire una piccola rotatoria... neanche fosse una piramide!) ma a tutt'oggi della stele al Conte von Zinzendorf non si hanno notizie... 
Dobbiamo preoccuparci?



giovedì 27 febbraio 2014

il timbro del Monte Lanaro

Avevo già raccontato la storia del libro vetta del Monte Lanaro: una semplice bottiglia, nascosta in prossimità della vetta negli anni a cavallo tra XIX e XX sec., dove gli escursionisti riponevano dei bigliettini, a ricordo del loro passaggio.

Gli amici de "Le Vie dei Timbri" intendono promuovere la pratica dell'escursionismo recuperando l'antica tradizione della collezione di "timbri vetta", da raccogliere su un apposito quadernetto personale ("tourenbuch"), costruendo così un diario, una viva testimonianza delle proprie escursioni...
Stanno quindi distribuendo timbri in svariate località significative della nostra zona, e segnalando quelli già esistenti: una simpatica iniziativa, che fornisce il pretesto(quando ce ne sia bisogno) per tante nuove escursioni o  semplici passeggiate.

il timbro del Monte Lanaro,
che ricorda l'antica bottiglia-libro vetta
Per ricordare la storia della bottiglia-libro vetta originale del Monte Lanaro, questa è stata ritratta su un timbro, che è adesso posizionato sulla vetta: l'escursionista ha quindi la possibilità di raccogliere questo simpatico ricordo sul suo "tourenbuch" o sul retro di una mappa.
Servono altre  scuse per una passeggiata alla (ri)scoperta del Monte Lanaro?

venerdì 3 gennaio 2014

La vedetta incompiuta del Monte San Leonardo

la vedetta incompiuta

Sulla vetta del Monte San Leonardo troviamo i ruderi di due costruzioni.

I primi sono i resti della chiesetta di San Leonardo. La sua struttura romanico-bizantina fa risalire la costruzione ai secoli X-XII (più probabilmente il XII, ovvero al periodo in cui si diffuse in Europa il culto di San Leonardo, vescovo taumaturgo protettore dei raccolti). La prima citazione di questa chiesetta è però su un documento del 1525.
Risulta essere in rovina già nel XIX sec., ma nel corso della prima guerra mondiale fu rasa al suolo per non costituire un riferimento per l'artiglieria. 

i ruderi della chiesetta


Gran parte delle pietre che la edificavano, in parte squadrate, sono ancora accatastate nei pressi.
E con alcune di queste pietre, probabilmente alla fine degli anni '50, si iniziò la costruzione di una vedetta, che però era destinata a restare incompiuta, sempre per motivi militari: ormai era periodo di "guerra fredda", ed una vedetta costruita proprio in prossimità del confine era quanto mai inopportuna.
Ed è un peccato, e non solo perché il punto è uno dei più panoramici del Carso, ma anche perché questa struttura prometteva di esser particolarmente pregevole.
Simile come struttura alle altre vedette costruite in quel periodo lungo il ciglione (quali, ad esempio, la vedetta Slataper), a differenza di queste era costruita totalmente in pietra, e per di più utilizzando pietre provenienti dalle macerie dell'antica chiesetta e che quindi "avevano una storia".
Il modo con cui sono squadrati i conci dimostra chi la costruì aveva una capacità di lavorare la pietra oggi decisamente non più comune. 
La struttura (con la presenza di un piccolo abside e di una nicchia) lascia intuire che vi era l'intenzione di ricavarne anche una piccola cappella, che in qualche maniera ricordasse l'antica chiesetta e perpetuasse la vetta del Monte San Leonardo come meta di pellegrinaggio.

Una sorta di abside ed una nicchia, ricavate nella struttura incompiuta,
 fanno pensare all'intenzione di costruire anche una piccola cappella

la struttura incompiuta

Significativo che pochi anni fa, lungo uno dei sentieri che portano alla vetta, sul versante del San Leonardo sia stata costruita un'altra struttura in legno:

la "vedetta inutile"

Non si capisce bene l'utilità di questa struttura, che ho personalmente soprannominato "vedetta inutile": non solo si trova ad una quota sensibilmente inferiore - e quindi meno panoramica - ma anche in una zona imboschita, ove lo sguardo è in gran parte precluso.
Questo è il "panorama" che si può godere dalla "vedetta inutile":

il "panorama" dalla "vedetta inutile"

Vista la mutata (e più tranquilla) situazione odierna del confine, al posto della "vedetta inutile" non sarebbe stato forse preferibile completare la costruzione della vedetta sulla vetta?
Dalla quale, peraltro, si godrebbe un panorama decisamente più soddisfacente:

panorama dalla vetta del Monte San Leonardo


sabato 28 dicembre 2013

Il "Rio del Sangue"

A est di Pesek si apre la valle di Vrhpolje: una zona ai confini della cosiddetta "Ciceria", tradizionalmente agricola, ricca di campi e di frutteti.
La valle è percorsa da un rivo, privo di vere e proprie sorgenti: scorre solo durante i periodi di pioggia, dalla quale è alimentato. Questo rio porta oggi l'inquietante nome di  "Krvavi Potok" ("Rio del Sangue"), ed il medesimo toponimo contraddistingue anche il piccolo paese, che sorge dove la strada tra Pesek e Nasirec scavalca il rio. 

Per trovare l'origine del toponimo dobbiamo andare agli inizi del XIX sec., all'epoca dell'occupazione francese.
Pare che la zona all'epoca fosse infestata da banditi, che rapinavano i viandanti, e quindi il 24 marzo 1810 il maresciallo Marmont promulgò il seguente editto:

Considerando
che la strada da Trieste a Fiume è stata in tutti i tempi infestata da assassini
che i disordini i quali avevano momentaneamente cessato ricominciano con più forza che mai e che gli è pubblicamente notorio essere stati questi disordini commessi dagli abitanti delle Comuni situate a traverso di questa strada
Volendo mettere un termine a simili disordini ed essendo l'unico mezzo di pervenirvi quello d interessare la gente onesta delle Comuni medesime onde concorrano alla punizione de colpevoli
Abbiamo ordinato ed ordiniamo quanto siegue 
Articolo 1 - Le Comuni situate sulla strada da Trieste a Fiume sono risponsabili degli avvenimenti contrarj alla sicurezza pubblica che seguiranno sul loro territorio 
Articolo 2 - Gli abitanti sono solidarìamente garanti del rimborso degli effetti derubati a viaggiatori salvo ad essi però d'essere risarciti sopra i bèni de colpevoli allorchè questi saranno stati denunciati presi e consegnati alla giustizia  
Articolo 3 - Seguendo un assassinio si prenderà dalla comune sul cui territorio sarà stato commesso un numero d individui doppio di quello degli assassinati in qualità di ostaggi i quali verranno spediti al castello di Trieste per rimanervi sino a tanto che i colpevoli saranno stati fermati e consegnati alla giustizia  
Articolo 4 - I colpevoli condannati a morte dalle commissioni militari dopo essere stati giustiziati verranno esposti sulla pubblica strada ad una delle entrate della loro Comune e vi resteranno indeterminatamente Gli abitanti di queste Comuni saranno almeno per sei mesi risponsabili della conservazione de corpi de condannati nel luogo ove saranno stati esposti sotto pena di una multa di mille franchi a profitto della cassa di beneficenza di Trieste 
 Articolo 5 - II generale comandante la prima divisione militare delle provincie Illiriche ed il generale capo dello stato maggiore generale sono incaricati ciascuno in ciò che li risguarda dell'esecuzione del presente ordine il quale sarà stampato negl idiomi italiano ed illirico affisso e pubblicato per tre Domeniche consecutive dal pulpito di ogni parrocchia ed affisso alla porta della Chiesa
All'editto seguì una feroce repressione: e numerosi "cici" abitanti della zona, imputati di aver rubato alcuni cavalli a dei soldati francesi, furono sommariamente giustiziati sulla strada, proprio in prossimità del rivo, che si guadagnò così il macabro nome che oggi, a distanza di due secoli, sopravvive ancora.


Bibliografia:
Giuseppe Mainati - "Croniche ossia memorie storiche sacro-profane di Trieste"



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mercoledì 25 dicembre 2013

L'incidente aereo sul "sentiero della Salvia"

Lungo il cosiddetto "Sentiero della Salvia", che porta da Santa Croce ad Aurisina correndo poco sopra la linea ferroviaria, si trova una lapide:


L'epigrafe è un po' laconica, e non fornisce molti indizi sull'evento commemorato:

Su questa roccia s'infransero le ali
dei piloti
Fiorano Ricco
Vittore Calzetta
27 marzo 1960
L'Aero Club Trieste a ricordo

La lapide ricorda un incidente capitato ad un piccolo aereo da turismo, uno Stinson L5 Sentinel (I-AEFR) (che non era propriamente un aereo da turismo, ma un aereo da ricognizione dell'USAF; tuttavia, per le sue caratteristiche e diffusione, all'epoca era comunemente usato come aereo da turismo).

Decollato dall'aereoporto di Merna, avrebbe dovuto sorvolare Miramare, per lanciare una corona in mare durante una cerimonia per commemorare l'anniversario della morte del Duca d'Aosta.

Tuttavia le condizioni meteo erano pessime, nella zona c'era una fitta nebbia, e dopo mezz'ora di volo l'aereo si schianto sulle rocce ove adesso è posta la lapide.
Al momento dello schianto, l'aereo stava seguendo una rotta in direzione nord: quindi, presumibilmente, dopo aver rinunciato a raggiungere Miramar, stava cercando di rientrare a Merna (o di raggiungere l'aeroporto di Prosecco).

Fiorano Ricco, nativo di Milano, aveva conseguito il brevetto di volo nel 1917 e lavorava a Trieste come dirigente in una ditta nel settore del caffè.
Vittore Calzetta era invece nato a Treviso, aveva conseguito il brevetto nel 1945 ed era impiegato come pilota collaudatore alla Lancia di Trieste.


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martedì 8 ottobre 2013

La leggenda dell'eroe Zuino

friuli
il castello vecchio di Duino

Vi sono momenti in cui la storia si fa oscura, lasciando spazio quindi ad ipotesi che possono sfumare nella leggenda.
Ma spesso queste teorie, proprio per l'alone leggendario che le ammanta, risultano affascinanti: ed è giusto quindi proporle, ed elaborarle... sperando che un giorno la Storia possa confermarle.

Abbiamo visto che il Castel Pucino, o Palazzo d'Attila, in origine era una torre di avvistamento romana.
Questa torre faceva parte di un complesso, che percorreva e presidiava tutta la costa; ed ogni torre era costruita in modo da essere visibile da quelle contigue.
La prima torre era posta ove oggi sorge la Rocca di Monfalcone.
La seconda era appunto quella che sarebbe diventata Castel Pucino.
Le rovine della successiva sono oggi inglobate nel mastio del Castello di Duino. Di questa si ha notizia che Teodorico ne ordinò il restauro nel V secolo, e che un secolo dopo era presidio bizantino.
E l'ultima infine a Moncolano, l'attuale Contovello.

Ognuna di queste torri ebbe la sua storia, ed attorno a queste per secoli si incrociarono le umane vicende dei luoghi.
La torre di Castel Pucino si crede che trovò la sua fine nel X sec., in seguito ad una scorreria degli Ungari, durante la quale venne cinta d'assedio e distrutta.
Venne inviato a ricostruirla Zuino, vassallo di Aquileia, un condottiero originario dell'omonimo paese del Friuli meridionale. Ma Zuino, vedendo le rovine della torre, preferì edificare il proprio castello in un punto più difendibile, e precisamente sullo sperone di roccia antistante la torre romana più a sud (anch'essa ormai, probabilmente, ridotta ad un cumulo di rovine).
Sorse così quello che oggi chiamiamo "castelvecchio di Duino": un complesso piccolo, ma difeso in maniera formidabile, e praticamente inespugnabile.
E, secondo questa teoria, dalla storpiatura del nome del condottiero Zuino deriverebbe appunto il toponimo "Duino".
Quali i documenti a sostegno di questa affascinante teoria (esposta originariamente nel 1882 da Rodolfo Pichler nel suo "Il Castello di Duino: Memorie") ?

  • a Zuino fu rinvenuta una lapide risalente al IX o X secolo, con un'epigrafe dedicata all'eroe Zuino
  • in un documento del 1313 si riporta che i Duinati avevano proprietà in Zuino "da tempo antichissimo"


Oggi cerchereste invano "Zuino" sulla mappa del Friuli; il paese, che fino al 1940 conservava il nome di "Tor di Zuino", in seguito ai lavori di bonifica svolti nella zona fu ribattezzato con il (brutto) neotoponimo di Torviscosa.
Il toponimo originale sopravvive però nel nome attribuito ai suoi abitanti: gli abitanti di Torviscosa sono detti infatti "Torzuinesi".