sabato 23 ottobre 2010

la vedetta Ortensia

Le rovine della vedetta Ortensia giacciono oggi di fronte agli impianti dell'acquedotto, sull'altura sovrastante l'"Obelisco" di Opicina.

La vedetta Ortensia fu la prima ad esser innalzata dalla Società Alpina, su progetto del presidente, l'ing. Eugenio Geiringer (che ne finanziò anche la costruzione).
Avendola progettata e costruita, è comprensibile che l'ing. Geiringer ne decise anche il nome, dedicandola alla propria moglie Ortensia.
Fu inaugurata il 23 novembre 1890, ma venne distrutta nel corso della prima guerra mondiale (non in seguito ad eventi bellici diretti, ma fu semplicemente abbattuta, come altre costruzioni sul ciglione carsico, per non fungere da possibile punto di riferimento per le artiglierie italiane).




La vedetta Ortensia, in tre cartoline d'epoca.
La struttura in legno retrostante, nella seconda cartolina, è un punto di riferimento cartografico, tuttora esistente
 (ma inglobato nel nuovo edificio dell'acquedotto).
 

Tutto ciò che resta oggi della vedetta Ortensia.

Pare che vi sia una lontana intenzione di ricostruirla, tant'è che nel 2008 è stato fatto un "concorso di progettazione per giovani progetti-sti" proprio per "raccogliere idee" per la riedificazione di tale "vedetta panoramica".
Personalmente, devo dire che tutti i progetti partecipanti mi hanno lasciato abbastanza tiepido...
Anche il progetto vincitore, dal suggestivo nome di "coro di pietre", in realtà è solo l'ennesima riproposizione di una irreale architettura carsica, che di carsico ha però solo la materia prima: la pietra.
L'errore è che la pietra non viene usata nella maniera "tradizionale", e non ha quindi funzione strutturale, ma solo ed esclusivamente ornamentale; il risultato è una improbabile tessitura muraria a pseudo "opus incertum", oggi purtroppo molto diffusa...
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