martedì 8 dicembre 2009

La vedetta Liburnia



La vedetta Liburnia si trova ad Aurisina, sul ciglione, nella sella tra il monte Berciza ed il monte Babiza.

Si tratta di una ex "torre piezometrica", ovvero di una struttura tecnica a servizio dell'acquedotto, che ha la funzione di mantenere sufficientemente alta e regolare la pressione dell'acqua. In particolare, questa "torre piezometrica" era collegata ad un ramo d'acquedotto da 6 pollici che, partendo dalle Sorgenti di Aurisina, serviva la Stazione ferroviaria.
Fu eretta negli anni 1854/56, in quella che allora era una desolata landa carsica, nella quale la torre doveva spiccare come una torre medievale. Oggi è invece circondata da un fitto bosco di pini, che cominciano quasi ad insidiarne il primato dell'altezza.
Il progetto di tutto l'acquedotto (ed anche dell'attuale vedetta Liburnia) fu firmato dall'ingegnere viennese Carl Junker (1827-1882) - lo stesso del Castello di Miramare. Bei tempi, nei quali una struttura "tecnica" non doveva esser solo efficiente ma, se possibile, anche architettonicamente aggraziata... e nei quali un architetto di grido non trovava degradante utilizzare il suo talento anche per opere minori.

All'epoca della sua edificazione, fu motivo di una querelle con gli abitanti di Santa Croce; infatti la torre, e le relative tubature, si trovano su terreni di proprietà della Comunella di Santa Croce.
Il 9.9.1861 i delegati Antonio Cossutta e Giuseppe Bogatez presentarono un’istanza al Consiglio Municipale di Trieste per il ripristino del pieno diritto di proprietà degli abitanti di Santa Croce sul fondo n. tav. 3348 e n. cat. 454, occupato dalla Società Acquedotto Aurisina con le opere di canalizzazione ed il serbatoio. Ricordano come detti abitanti non furono preventivamente consultati ed alle loro proteste fu risposto, dal Presidente cav. Scrinzi e dall’ing. Junker, che per il bisogno della villa si sarebbe aperta una spina d’acqua perenne. Invece la popolazione, di oltre milleduecento anime, ha solo una cisterna. La cui acqua non basta nemmeno per quattro mesi all’anno, per cui bisogna recarsi “collo spendio di trequarti d’ora fra andata e ritorno ad una sorgente presso il mare e ciò per aspra strada o addirittura mandare i carri a San Giovanni di Duino”. All’istanza è allegata una “mappa censuaria della Comune di S.ta Croce nel Litorale, Territorio di Trieste”.
Appena nel marzo 1862 il Comune di Trieste informa della questione la Direzione dell’Acquedotto Aurisina, ricordando che “ripetute volte gli abitanti del villaggio hanno chiesto che fosse accordato uno sbocco d’acqua, ad essi stato promesso in compenso del fondo comunale occupato per l’acquedotto” ed invitandola perciò “a voler dichiararsi, in qual modo ritiene di venir incontro alla domanda dei medesimi”. La discussione si trascina negli anni seguenti, con un tentativo di coinvolgere anche la Società della Ferrovia Meridionale (Südbahn – Gesellscahaft), che però declina ogni responsabilità nel merito, in quanto la Direzione dell’Acquedotto Aurisina, all’epoca in cui aveva ceduto gli impianti (1858), si era assunta l’obbligo di definire tutte le pendenze relative all’occupazione dei fondi.
Gli abitanti di Santa Croce dovettero quindi attendere ancora a lungo, prima di ottenere finalmente l'acqua...
(fonte:  Egizio FARAONE - PROBLEMI AMMINISTRATIVI E FINANZIARI NELLA COSTRUZIONE DELL’ACQUEDOTTO DI AURISINA (1853-1860) )

Abbandonata nel secondo dopoguerra, fu riadattata ed attrezzata a vedetta nel 1985, a cura della sezione CAI di Fiume, per celebrare il proprio centenario.

I lavori (che consistettero nel riconsolidamento della struttura muraria, e nella costruzione all'interno di una struttura metallica con scale) fu eseguito dall'impresa Innocente e Stipanovich. A ricordarlo, una targa infissa all'esterno:



panorama verso nord
Anche se, come detto, si trova in una sella, la modesta altitudine delle alture che la coronano permette di spaziare con lo sguardo a 360°, e la rende probabilmente la più panoramica di tutte le vedette triestine.

La struttura interna con la scala metallica che, dopo un quarto di secolo, una mano di vernice anche se la meriterebbe...
E' stato conservato il grosso tubo che, originariamente, collegava il serbatoio con l'acquedotto.

un frammento della scala originale in pietra




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