mercoledì 5 novembre 2008

il cimitero di guerra del monte Bitigonia - aggiornamento

Googlando e scartabellando, ho scoperto un po' di cose su questo fantomatico cimitero militare.
Intanto, il nome: si chiamerebbe "cimitero militare di San Pelagio", e non "del monte Bitigonia".
Ho poi scoperto che nei pressi si trova una grotta, la "CAVERNA DEL CIMITERO MILITARE (397/1492 VG)", che si apre con un pozzo profondo una quarantina di metri, e con una storia abbastanza truculenta. Sulla scheda del Catasto Grotte è riportato:

l'ampio imbocco si apre tra fitta vegetazione,a 300 metri dal quadrivio di San Pelagio, 10 metri a sinistra dalla strada in disuso che passa ad oriente del Monte Bitigonia e che si dirige verso il confine di stato.

DESCRIZIONE:
alla base del primo breve pozzo un ripiano detritico ne riduce la larghezza e si immerge in un secondo pozzo, dalla struttura irregolare e rivestito da concrezioni, in parte corrose da un velo d'acqua. Dopo un ripiano si apre una caverna, di forma allungata, che termina con alcuni vani adorni di concrezioni.
All'epoca della prima esplorazione, svoltasi nel 1924, gli abitanti di Prepotto riferirono che durante la guerra in questo pozzo erano state scaricate le salme dei caduti che non si era fatto tempo a seppellire dopo le battaglie più cruente. Tra i corpi, che venivano portati con dei camion, vi erano anche soldati che, pur avendo subito gravi mutilazioni, erano ancora vivi. La gendarmeria austriaca, avvertita del fatto, fece cessare l'orrenda pratica.
Molti anni prima, nel pozzo, che allora sarebbe stato ben più profondo, fu calato un contadino, il quale narrò che sul fondo scorreva un ruscello.

Inoltre ho scoperto che il 30 settembre 2007 tale grotta è stata pulita nell'ambito dell'iniziativa "Puliamo il buio"; durante tale pulizia sono emersi dettagli ancor più inquietanti...

Cito dal sito del Gruppo Speleologico San Giusto:

Questa cavità, profonda 45 metri, era stata oggetto negli anni ‘70 e ‘80 di un consistente inquinamento (elettrodomestici, materiali domestici desueti, parti d’auto, materiali di cantiere edile, le immancabili gomme e vestiario di vario genere) valutato ad opera finita attorno ai quattro metri cubi.
All’iniziativa hanno partecipato 23 speleologi appartenenti a varie associazioni della provincia di Trieste.
L’operazione di pulizia si è presentata da subito molto impegnativa per gli speleologi addetti al recupero esterno; poiché il pozzo è caratterizzato in più punti da strozzature che impedivano il sollevamento del materiale ingombrante. Proprio per questo già sabato 29 cinque attrezzisti hanno “armato” il pozzo con dei “deviatori” per obbligare i carichi sollevati a spostarsi dalla verticale ed evitare di farli incastrare sulle rocce.
È stata stesa anche una linea telefonica per poter agevolmente comunicare con il fondo della cavità durante le operazioni di recupero.
Durante la Prima Grande Guerra Mondiale, questa cavità si trovava nelle vicinanze di alcuni cimiteri militari ed era pertanto presumibile pensare che al suo interno si potessero rinvenire dei resti di soldati austriaci.
La pulizia ha interessato solamente la parte superficiale del fondo della cavità e di fatto, fra le pietre, sono emerse scatolette di viveri americane (nella Seconda Guerra a pochi metri c’era un campo militare degli alleati) e subito dopo, in una sorta di sequenza stratigrafica, scatolette austriache.
Mentre si svolgevano le lente operazioni di recupero si è avvicinato, incuriosito, un abitante del vicino paese di San Pelagio, che ha riportato notizie di una donna che, alla fine dell’ultimo conflitto, sarebbe stata gettata in questa grotta.
E purtroppo, differenziando i rifiuti, fra le molteplici ossa di animali (cavalli e molti cani) è emerso un frammento osseo probabilmente appartenente a una calotta cranica umana (molto verosimilmente di giovane donna).

L'articolo rimanda anche a due articoli de "Il Piccolo" del 30 settembre e del 14 ottobre 2007, e propone anche due album fotografici: qui e qui.
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